“Finanziaria” E Montezemolo abbraccia Tremonti

19/10/2005
    mercoledì 19 ottobre 2005

    Pagina 6

    E Montezemolo abbraccia Tremonti

      Il leader delle imprese allineato
      al governo, con qualche imbarazzo

      Una Finanziaria «responsabile», «non elettoralistica». Luca Cordero di Montezemolo in audizione al Senato ripete lo «spot» che tanto piace anche a Silvio Berlusconi. Il presidente di Confindustria ci tiene a sottolineare che la promozione non è a pieni voti. Il capitolo «ricerca e innovazione» risulta «insoddisfacente», visto che la dotazione per l’agenda di Lisbona è condizionata alla vendita di immobili per tre miliardi. Una somma che va aggiunta ai 6 miliardi di cessioni ancora non realizzati nel 2005. Quella di Lisbona, insomma, sembra davvero una partita chiusa.

        Per il numero uno di viale dell’Astronomia la manovra di Tremonti ha il pregio di camminare su due gambe. Il risanamento dei conti attraverso un sostanzioso taglio alle spese (che naturalmente Montezemolo benedice, invocando anche attenzione sul rinnovo dei contratti) e lo sviluppo, che si concretizza soprattutto nello «sconto» di due miliardi concesso alle imprese sul cuneo fiscale. Ma le cose stanno davvero così?

          È il diessino Vincenzo Visco ad aprire la raffica di domande. «Lei dice che questa finanziaria non è elettorale – dice – per me è il contrario, e la sua relazione lo dimostra». Prima sferzata. Ancora: «La crescita del Paese dipende solo dal cuneo fiscale o anche da problemi strategici che questa Finanziaria non affronta?». Seconda sferzata. La stabilità finanziaria è davvero garantita, nonostante un deficit che corre verso il 6% l’anno prossimo se si rinviano i contratti? Chiede ancora il parlamentare. «Quando la fiscalità di vantaggio per il Mezzogiorno è stata abolita – chiede Visco – la Confindustria di allora non ha fatto un fiato». Infine, il colpo durissimo: «Ho sentito critiche sulla stretta alle esenzioni per le plusvalenze – conclude l’ex ministro – Eppure fino a ieri tutti erano contro Ricucci».

            Un vero bombardamento che lascia quasi tramortito il numero uno di Viale dell’Astronomia. «Mi servirebbero due giorni per rispondere al professor Visco – dichiara non nascondendo un forte imbarazzo – Anzi, lo invito ad un colloquio personale». Poi, via alle «giustificazioni». La Finanziaria ha il merito di mettere finalmente al centro dell’azione politica l’industria. Le rendite? «Effettivamente sarebbe bene portarle almeno a livello europeo, è una questione di coscienza civile». Eppure sulle rendite non c’è traccia di equiparazione all’Europa in Finanziaria. Sul Mezzogiorno, «quale azienda seria ci andrebbe oggi, quando la Bulgaria ci fa i tappeti rossi?». I problemi di quell’area sono tre, spiega Montezemolo: sicurezza, pubblica amministrazione e infrastrutture. Quali risposte ci siano a questi tre punto in Finanziaria proprio non si sa.

            Eppure Confindustria promuove la manovra. C’è un’ultima domanda, stavolta di Enrico Morando (ds) a cui il presidente degli industriali non riesce a sottrarsi. «Come giudicherebbe – chiede il senatore – l’eliminazione del secondo modulo di riforma dell’Ire che costa sei miliardi per coprire la riduzione di 3 punti del costo del lavoro?». «Non sarei in disaccordo», ammette Montezemolo.

              b. di g.