Finanziaria: Così i Comuni tagliano i servizi

07/11/2003
    venerdì 7 novembre 2003
    Pagina 12 – Economia
    WELFARE
    Calano di 1 miliardo i fondi in Finanziaria. Spariscono 300 milioni per il sociale

    Così i Comuni tagliano i servizi

    Meno risorse per anziani, disabili, sport e opere pubbliche

    Per i poveri il reddito di inserimento non ancora sostituito da quello di ultima istanza

    Sondaggio Swg sulle spese maggiormente colpite. I sindaci: "I debiti? Per investire"
    Nei paesi i sacrifici più pesanti con riduzioni del 20 per cento. Anci: "I debiti? Solo per fare investimenti"
     
    STELLA BIANCHI
    LUISA GRION

    ROMA – Bisogna «tagliare». La Finanziaria 2004 parla chiaro: gli ottomila comuni italiani, l´anno prossimo, riceveranno dallo Stato meno soldi, quindi per far quadrare i conti, dovranno per forza ridurre le spese. Quali? L´elenco è lungo: si va dal colpo d´accetta ai servizi a domicilio per anziani e disabili, alla drastica riduzione degli investimenti destinati alla manutenzione delle scuole; dalla rinuncia a «seguire» i minori dei quartieri degradati, ai tagli messi in conto per l´illuminazione cittadina o a quelli destinati all´integrazione degli immigrati e alla vigilanza sul territorio. A questo e ad altro stanno pensando sindaci e assessori comunali che, in questi giorni, continuano a trattare con il governo per ottenere «qualcosa in più».
    Comunque sia, le amministrazioni dovranno fare i conti con una riduzione del 3 per cento dei trasferimenti statali, il mancato adeguamento del tasso d´inflazione e una miriade di altre sforbiciate che alla fine faranno sì che nelle casse entrino 951 milioni di euro in meno. A tale cifra va aggiunto il taglio del 30 per cento al Fondo sociale nazionale destinato alle Regioni, ma poi riversato ai Comuni (309 milioni in meno rispetto al 2003). In più, in base a quanto previsto dal Patto di stabilità interno, le amministrazioni dovranno contribuire anche al contenimento del disavanzo per una cifra pari a 1.800 milioni di euro.
    Ecco quindi, nonostante la paura di perdere elettori, la necessità per i sindaci di ridurre la spesa sociale, una delle poche voci sulle quali possono intervenire, visto che altre – come quella per il personale – sono fisse. Secondo un sondaggio dell´Swg per l´Anci, a farne le spese saranno soprattutto le famiglie a basso reddito, gli anziani ( i non autosufficienti in primis) i portatori di handicap e le famiglie con bambini piccoli. Non solo: per quanto riguarda la fascia di povertà – come i sindaci intervistati hanno fatto notare – da questa estate le amministrazioni non distribuiscono più il reddito minimo d´inserimento ai meno abbienti. Il governo, nel Patto per l´Italia, aveva promesso di sostituirlo con una misura simile (il reddito d´ultima istanza) che – secondo il sottosegretario Sestini – sarebbe stato coperto in Finanziaria. Non si è visto niente. Dunque, allo stato attuale delle cose, il disagio sociale pesa unicamente sulle spalle dei Comuni, che però ricevono meno fondi per potervi far fronte.
    Ma l´emergenza entrate non è la sola spina nel fianco dei sindaci. Le maggiori agenzie di rating internazionali, infatti, hanno appena lanciato l´allarme sul fronte dei debiti sentenziando che « se l´Italia non saprà gestire l’impatto della devolution, rischierà di finire come l´Argentina». Il debito dei Comuni è salito dai 47 milioni di euro del 1999 agli oltre 52 del 2002. Ma i sindaci non accettano accuse: «Non siamo spreconi – afferma Domenici, presidente dell´Anci – il 90 per cento delle somme raccolte è destinato allo sviluppo». Di fatto anche sul fronte degli investimenti il governo sta stringendo la borsa: il Patto di stabilità interno chiede ai Comuni di contenere i finanziamenti di lungo periodo. Roma, nei prossimi tre anni, dovrà fare a meno di 500 milioni di euro.