“Finanziaria” Corsia preferenziale per il taglio dell’Ici alla Chiesa

11/10/2005
    martedì 11 ottobre 2005

    Pagina 2 – PrimoPiano

    LA LEGGE DI BILANCIO IL DISCUSSO PROVVEDIMENTO IN COMMISSIONE ALLA CAMERA

      Subito una corsia preferenziale
      per il taglio dell’Ici alla Chiesa

        Venerdì la protesta degli attori controla stretta alla cultura
        Atteso anche Benigni

          ROMA
          Dovrebbe passare definitivamente oggi alla Camera il discusso decreto, già approvato dal Senato, che esonera la Chiesa al pagamento dell’Ici sui suoi immobili, anche quelli di uso commerciale, per un valore quantificato in 300 milioni di euro. Intanto il mondo dello spettacolo e dalla cultura è in rivolta per i tagli di 142,2 milioni di euro al Fondo unico dello Spettacolo contenuti nella Finanziaria del governo (ai quali se ne ne aggiungono altri 125 di sostegni) che mettono a rischio teatro, cinema e musei, enti lirici, accademie musicali, con tagli dal 35 al 40%. La Biennale non riuscirebbe nemmeno a garantire la prossima Mostra di Venezia. Mentre il decreto sul provvidenze e i contributi per il cinema scadrà il 17 ottobre senza essere reiterato.

          Attori, produttori, registi nonché maestranze di un settore già pesantemente colpito, sono sul piede di guerra. Venerdì prossimo incroceranno le braccia e scenderanno in piazza a Roma contro la manovra del governo. Potrebbe esserci anche Roberto Benigni, il cui ultimo film «La Tigre e la neve» figura fra quelle pellicole la cui uscita, prevista per fine settimana, slitterà di un giorno in tutta Italia in segno di protesta. Ma a lanciare l’allarme è anche il sovrintendente alla Scala Stéphane Lissner: «La situazione economica in Europa è ovunque difficile, ma l’Europa non può essere solo quella dell’economia». Mentre i 320 lavoratori del Teatro Regio, preoccupati dei 7 milioni tagli( su un bilancio di 17) stasera alla prima dell’Aida leggeranno un comunicato contro la Finanziaria.

          Favori alla Chiesa da una parte, tagli allo spettacolo e alla cultura dall’altra. E poi la destra lamenta che intellettuali, e cineasti sono «di sinistra». Il ministro delle Comunicazioni Mario Landolfi, che nemmeno due settimane fa aveva lanciato l’allarme delle fiction Rai «intrise di comunismo», davanti al dilagare delle proteste promette correttivi nel maxiemendamento alla finanziaria che il governo si accinge a varare. E però ribadisce la filosofia di fondo: «In un momento difficile per l’economia nazionale è giusto che ognuno faccia sacrifici».

          Non la Chiesa. Il decreto taglia-Ici, che continua a far discutere, seguirà una procedura d’urgenza. Dopo le modifiche apportate in Senato il provvedimento approda stamattina alla commissione Bilancio di Montecitorio, pronto per essere approvato in tre ore ed essere convertito in legge dall’aula già oggi. Una prassi oltre a tutto inusuale, fanno notare i critici. «La rapidità con la quale il centrodestra si accinge a varare questo norma può rispondere solo a un logica di favore elettorale» osserva il socialista Roberto Villetti, per il quale il privilegio accordato alla Chiesa «non si giustifica da nessun punto di vista, non può essere desunto dal Concordato e comunque contraddice apertamente il principio di uguaglianza della nostra Cosituzione». Di più. Per Valdo Spini, diessino e valdese, «si sta intaccando lo spirito del nuovo Concordato del 1984 che vedeva la Chiesa cattolica sostenuta mediante la volontaria attribuzione dell’8 per mille: una grande conquista».

          L’erosione invero è cominciata da un pezzo secondo Spini e anche secondo il ds Franco Grillini, che ricorda «i 3000 miliardi per gli insegnanti di religione nominati dai vescovi, la valanga di denaro alle scuole confessionali e da ultimo questi 300 milioni di esenzione, che ricadono sui comuni che li dovranno sottrarre ai servizi per le famiglie, con buona pace dell’ampollosa retorica familista ascoltata in qusti giorni».

          A quantificare il valore dell’esenzione Ici è stata proprio l’Anci, l’associazione dei comuni italiani. I municipi, già pesantemente colpiti dai tagli alla finanziaria, sono i più preoccupati. Se verrà mantenuta la retroattività, dovranno anche rimborsare alla Chiesa gli ultimi cinque anni di imposta. Solo a Roma, dove il valore dell’immensa rete di palazzi, studentati, pii istituti, curie generalizie, strutture sanitarie, ostelli per pellegrini, terreni edificabili ammonta a 80 miliardi di euro, si prevede che verranno sottratte alle casse comunali 80-90 milioni. Ma a protestare è anche l’associazione italiana delle strutture alberghiere aderente a Confindustria. L’esenzione riguarda infatti anche gli edifici adibiti a attività commerciali e alberghiere, «con un ulteriore effetto distorsivo della concorrenza, che amplia i vantaggi di cui godono già le strutture religfiose», denuncia il presidente dell’Aica, Renzo Iorio.