“Finanziaria” «Conti fuorilinea»

26/09/2005
    lunedì 26 settembre 2005

      Pagina 2 – Finanziaria

        IL GIUDIZIO DEL FMI: NON ASPETTATEVI TROPPO DALLA LOTTA ALL’EVASIONE. SIETE POCO CONCORRENZIALI, MA NON E’ COLPA DELL’EURO

          «Conti fuorilinea, servono 5 miliardi in più»

            dall’inviato a WASHINGTON

            «Non vorrei che scriveste che il Fondo monetario chiede 5 miliardi di euro di manovra 2006 in più – dice Aleddande Leipold, il nuovo capo-missione per l’Italia – perché siamo all’inizio di un proceso di verifica delle cifre, che condurremo durante la nostra visita a Roma, nella seconda metà di ottobre». I cinque miliardi sono frutto di un calcolo semplicissimo: nel rapporto semestrale del Fmi, il World Economic Outlook, il deficit pubblico italiano nel 2006 viene dato in tendenza al 5,1 per cento del prodotto lordo; dunque per ridurlo al 3,8 per cento concordato con l’Unione europea occorrerebbe una manovra netta dell’1,3 per cento.

              Al momento, il governo ha concordato con l’Europa una manovra dello 0,8% del prodotto lordo al netto delle una tantum (quindi un eventuale condono non sarebbe conteggiato) ovverosia di 11 miliardi circa. Nei calcoli del Fmi, provvisori appunto secondo Leipold, la distanza dall’obiettivo da raggiungere con la legge finanziaria 2006 sarebbe invece di oltre 16 miliardi. Nella visita in Italia, che comincerà il 19 ottobre, tutto dovrà essere riscontrato e aggiornato con la Ragioneria generale dello Stato e con la Banca d’Italia. Il responso finale potrebbe cambiare; da altre fonti, si intuisce però che difficilmente potrebbe muoversi verso il basso.

                Tra l’altro il Fmi aveva già consigliato il ministro Siniscalco a non esagerare nella stima delle nuove entrate ottenibili attraverso la lotta all’evasione fiscale. A Giulio Tremonti, che si accinge a riscrivere la bozza del disegno di legge finanziaria, e ai partiti della coalizione di governo preoccupati dalle prossime elezioni, Leipold (un italiano da lungo tempo trapiantato in America) ricorda che nella visione del Fmi una azione decisa per risanare la finanza pubblica non deprime l’economia, ma la può perfino stimolare, perché influisce positivamente sulla fiducia di imprese e consumatori; mentre «qualsiasi taglio alle tasse non coperto da riduzioni strutturali alle spese non ha effetti duraturi».

                Nel complesso, il quadro dell’economia italiana non appare favorevole. Dall’introduzione dell’euro, fino all’anno scorso il Paese membro più sfavorito era sembrato la Germania, centro dell’area; con i dati del 2005 passa a fanalino di coda l’Italia, con il peggior risultato di crescita economica, 5,2 punti di prodotto lordo perduti rispetto alla media dei 12. Ma certo all’origine degli svantaggi non è l’ingresso nell’euro come fu realizzato allora: «Il tasso di conversione della lira in euro nel 1999 nella nostra valutazione non poneva problemi di competitività» dichiara Leipold, affiancato dal suo superiore, il responsabile del dipartimento Europa-1 Phil Gerson.

                I guai si sono prodotti dopo il 1999, a poco a poco: soprattutto con una crescita del costo del lavoro più rapida che negli altri Paesi, per causa non dei salari, il cui andamento ha mostrato anzi una «insolita moderazione», ma della dinamica molto deludente della produttività. Per questo motivo il ruolo dell’Italia nel commercio internazionale si è ridotto e probabilmente continuerà a calare ancora nei prossimi anni: il Fmi stima che da qui alla fine del decennio l’export italiano crescerà di qualcosa più del 3 per cento annuo rispetto a una crescita media del 6 per cento nell’import totale dei Paesi con cui commerciamo.

                Sarà difficile fermare il declino; la stessa crescita dell’occupazione, unico dato positivo degli ultimi anni, sarà durante la missione di ottobre meglio approfondita, per capire quanto è effetto una tantum della legalizzazione degli immigrati. Al governo in carica, il consiglio che ci viene dato è di portare a termine prima delle elezioni politiche le riforme strutturali che sono state messe in cantiere, come misure per la competitività, riforma del Tfr, nuovo diritto fallimentare, e così via.

                  s.l.