“Finanziaria” Confindustria: un nuovo salasso da 3,5 miliardi

11/11/2005
    venerdì 11 novembre 2005

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    LA FINANZIARIA

      L’APPELLO OFFENSIVA CONTRO IL NEOSOCIALISMO. ABBIAMO SOSTENUTO QUESTA FINANZIARIA, MA COSÌ CI PENALIZZATE

        Confindustria: un nuovo salasso da 3,5 miliardi

          Pesanti critiche per il regime previsto sugli ammortamenti
          all’avvio dell’attività

            ROMA
            Dopo che era stato loro concesso il taglio di un punto al costo del lavoro, le imprese italiane non si aspettavano che la Finanziaria – da loro peraltro positivamente giudicata nel suo impianto generale – con una mano desse e con l’altra prendesse. Infatti, se lo sgravio al costo del lavoro produrrà un risparmio di due miliardi di euro, una nuova norma introdotta ieri in Senato dal governo attraverso il decreto fiscale, prevede – secondo Confindustria – un brusco ridimensionamento degli ammortamenti per l’avvio dell’attività, che comporterà una stangata di 3,5 miliardi in tre anni e, per l’anno prossimo, un esborso aggiuntivo di 1,6 miliardi di euro che vanno, nella sostanza, a vanificare l’effetto di quei due miliardi risparmiati alla voce lavoro.

            Da qui la protesta diffusa ieri dalla Giunta della massima organizzazione imprenditoriale all’indirizzo del governo. La Giunta di Confindustria – riporta una nota di viale dell’Astronomia – è consapevole che il quadro di finanza pubblica in cui si inserisce la legge finanziaria resta difficile. «Avendo sostenuto l’esigenza di un impegno costante per l’equilibrio dei conti dello Stato gli imprenditori hanno definito responsabile la manovra di bilancio per il 2006 che contiene per la prima volta un segnale di attenzione alle imprese per la necessaria riduzione degli oneri che gravano sul costo del lavoro a livello record in Europa».

            Confindustria però esprime «preoccupazione per alcuni aspetti del decreto fiscale e in particolare per il nuovo trattamento previsto per gli ammortamenti relativi all’avviamento». «L’aggravio derivante alle imprese da queste disposizioni – continua la nota – rappresenta indubbiamente un disincentivo alla loro crescita dimensionale.
            Confindustria, pertanto, chiede la modifica del decreto che nell’attuale testo risulta incoerente con l’obiettivo dello sviluppo».

            Confindustria se l’è presa anche con quello che definisce un «neosocialismo», e cioè «la crescente e insopportabile invadenza della mano pubblica in economia con il consolidamento e l’espansionismo a livello locale della proprietà pubblica e dei monopoli. Gli enti locali invece di dismettere investono in attività improprie, andando nella direzione opposta a una corretta applicazione del principio di sussidiarietà». È interesse generale – conclude la nota – contrastare il «neosocialismo municipale che ostacola la voglia di fare, il libero andamento del mercato e pertanto la crescita del paese con danni evidenti per le imprese e i consumatori». Anche un’altra categoria di imprenditori lamenta una inattesa raggelata delle proprie aspettative, e sono gli editori dei giornali aderenti alla Fieg, i quali hanno manifestato «delusione e preoccupazione per il mancato recepimento nel maxi-emendamento presentato dal Governo al disegno di legge sulla Finanziaria 2006 delle principali proposte avanzate dagli editori riguardanti forme di sostegno alla carta stampata, finalizzate al superamento delle attuali difficoltà in cui versa il settore».

              In particolare, la Federazione degli editori ricorda in una nota «la richiesta di prorogare al 2006 il credito per l’acquisto della carta e il credito d’imposta sugli investimenti produttivi e la modifica alla norma sulla riduzione dell’1% del cosiddetto cuneo contributivo che risulta parzialmente – e inspiegabilmente – inapplicabile al costo del lavoro giornalistico». «La prossima settimana la Finanziaria – conclude la Fieg – passa all’esame della Camera dei deputati. È auspicabile che in quella sede il Governo e il Parlamento manifestino un segno concreto di attenzione nei confronti dei problemi della stampa quotidiana e periodica».