“Finanziaria” Confcommercio: «manovra da cancellare»

15/11/2006
    mercoled� 15 novembre 2006

    Pagina 2 – Economia/Oggi

      Per la Confcommercio
      �la manovra � da cancellare�

        Assemblea generale di 1500 delegati, tra �minacce� di mobilitazioni clamorose e �spirito� di confronto

          Roma
          LA GOCCIA E IL VASO La Confcommercio protesta, la Finanziaria �� da cancellare� per le imprese della distribuzione che ieri hanno riunito a Roma 1500 rappresentanti nella prima assemblea straordinaria dell’associazione. Indice puntato contro una manovra che darebbe un’immagine �distorta del paese, diviso in ricchi e poveri, autonomi e dipendenti�, mentre l’Italia reale � quella di un ceto medio diffuso� � la lettura fornita. E poi la �goccia che ha fatto traboccare il vaso�, la tassa di soggiorno contro cui gli esercenti avevano gi� alzato barricate perch� avrebbe penalizzato le loro attivit�, il turismo in particolare. Ma proprio mentre l’assemblea era in corso, � arrivata la notizia dello stop alla misura. Una cancellazione che il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli ha subito incassato come una vittoria da ascrivere alla protesta: �� il primo risultato di questa assemblea che si fonda pi� sulla forza della ragione che sui muscoli�, ha detto il successore di Sergio Bill�.

          A Roma sono arrivati da tutta Italia e chi non c’era ha affidato le lamentele e le difficolt� di fare impresa a videointerviste e a mail fatte scorrere sullo schermo dell’auditorium della Conciliazione. Dopo aver passato gli ultimi cinque anni a difendersi dalle accuse di aver speculato sui prezzi con l’entrata dell’euro, i commercianti ora passano all’attacco. Troppo pochi i tagli alla spesa �poco pi� di 11 miliardi� ha spiegato Sangalli, e poi la manovra �sblocca le addizionali Irpef per regioni ed enti Locali e fa debuttare i nuovi tributi di scopo�. Queste solo alcune delle cose che non vanno. Al governo l’accusa di essersi arreso �al potere di veto del sindacato e della sinistra massimalista�.

          A rafforzare gli argomenti dell’assemblea, uno studio realizzato per Confcommercio dal Censis. � emerso che tasse e burocrazia sono le palle al piede dello sviluppo delle imprese nostrane. Avviarne una costa da noi 17 volte pi� che nel Regno Unito e 11 volte di pi� che in Francia. La burocrazia costa alle imprese 13,7 miliardi, pari all’1% del Pil. Quanto alla bolletta energetica, � pi� cara d’Europa: il sovrapprezzo da addebitare al fisco � pari -secondo il rapporto- al 276% della media sopportata dalle altre imprese del Continente. �Siamo in coda alla graduatoria dei paesi Ocse, da noi � pi� oneroso avviare una nuova impresa e solo la Grecia sta messa peggio di noi�, ha incalzato Sangalli. Ancora: �Secondo i calcoli della Banca Mondiale il prelievo fiscale e contributivo pu� arrivare a pesare in Italia per il 76% degli utili di impresa, rispetto al 46,8% medio dei paesi Ocse e al 25,8%, ad esempio, dell’Irlanda�.

        fe.m.