Finanziaria, Cisl e Uil sul trapezio

02/10/2002


            2 ottobre 2002



            Finanziaria, Cisl e Uil sul trapezio
            Il Sud è un buco nero, interviene lo stesso Ciampi. Cisl e Uil assicurano: «correggeremo tutto»

            CARLA CASALINI

            Si occupa del Sud, «uno Stato ben governato». Assai più di una
            chiosa alla finanziaria berlusconiana è suonata quella stilata ieri da Carlo Azeglio Ciampi, che parlava ad Avellino mentre a Roma il ministro Tremonti presentava in parlamento la sua manovra. Chiarissima la `raccomandazione’ del presidente: le «politiche di agevolazione» agli investimenti, alla creazione di nuovi posti di lavoro, «quando ben indirizzate riescono a produrre gli effetti positivi sperati, quindi questa impostazione non deve essere abbandonata», è «utile e giusta». L’eco di queste parole non è destinata a spegnersi giacché tocca un buco nero della finanziaria che non riescono a sorvolare neppure i partner sindacali del «Patto per l’Italia» con Berlusconi. Il segretario della Cisl Savino Pezzotta mette le mani avanti: «è tutto da verificare» ma «il mantenimento degli impegni del governo per il mezzogiorno è una questione dirimente» per il giudizio sulla finanziaria. Anche il leader della Uil Luigi Angeletti segnala la «vera e propria assenza delle politiche per il sud nella finanziaria», che si può «colmare con correzioni esercitando, se necessario, tutte le pressioni possibili».

            Verifiche, richieste di correzioni, ma nessun ripensamento sostanziale sulle politiche del governo è prevedibile, da parte della Cisl e della Uil: una volta compromessesi con Berlusconi nel «Patto per l’Italia», al prezzo di abbandonare la difesa dai licenziamenti illegittimi per cui avevano prima speso mesi di lotte e chiamato milioni di persone allo sciopero generale, a quel carro si sono legate. Staccarsene dopo tutto questo gli sembrerebbe di dover ammettere una sconfitta insostenibile, e in più sperano in cambio di poter concordare un proprio ruolo corporativo con le destre al governo. Sarebbe incomprensibile, altrimenti, da parte di un dirigente sindacale, l’affermazione di Pezzotta: «Se la finanziaria mette da una parte e toglie dall’altra lo vedremo, ma almeno siamo pari».

            I segretari della Cisl e della Uil insistono molto, naturalmente, sui «paletti» salvifici alla finanziaria posti dal «Patto per l’Italia», ma non possono non parlare di quei tagli alla spesa sociale leggibili in filigrana nella chiusura dei cordoni della borsa agli enti locali da parte del governo. Si calcoli che l’80% dei servizi, delle prestazioni sociali sono in carico a regioni, comuni, e senza trasferimenti di finanziamenti i tagli saranno semplicemente `decentrati’, lasciando al `mercato’ il compito di trasformare i diritti «universali», a partire da quello alla salute, in opzioni a caro prezzo.

            Luigi Angeletti, ieri al comitato centrale della Uil se l’è cavata così: «fino a che si fanno dei risparmi sul funzionamento delle amministrazioni non avremo conseguenze particolari»; certo, «se si passasse a tagliare le prestazioni, quindi i servizi, allora è chiaro che questo violerebbe quella parte del Patto che diceva `nessun taglio allo stato sociale’». Stessa musica da parte del leader della Cisl, che vede nella «concertazione a livello territoriale» la ricetta giusta;; parole a cui non credono, fuori dai riflettori, neppure dentro la Cisl: una volta spezzata la «indivisibilità» dei ritti nelle differenziazioni, anche di risporse, locali, «il sindacato non è assolutamente in grado di reggere i confronti».

            Ma Savino Pezzotta, intransigente sulle pensioni – «se per riforme ‘strutturali’ si intende questa, assolutamente no, neanche se `venisse’ dall’Europa» – lancia a sua volta un amo su un punto molto interessante per gli imprenditori che pensano di realizzare qui uno scambio a loro favore: i contratti. La Confindustria ha già fatto avances sulla modifica del «modello contrattuale». Dalla Cgil Epifani ha già risposto che l’accordo centrale del ’93, rimodulato nel `98, non scade adesso: non pensino, i padroni, di trovare un «alibi» per cancellare i rinnovi contrattuali d’autunno. Pezzotta invece se ne esce, adesso, con la proposta di un confronto tra Cgil, Cisl, Uil sulla modifica del modello contrattuale.

            Intanto, in Cgil sul contratto del pubblico impiego, per cui la finanziaria non prevede le «risorse adeguate», si annunciano le «inevitabili conseguenze», come già è avvenuto sulla scuola con lo sciopero per il 18. Su quella data, sullo sciopero generale della Cgil, Pezzotta e Angeletti battono lo stesso tasto del ministro Maroni: sciopero «incomprensibile» e «dannoso».