“Finanziaria” Bonus bebè, il caso non è ancora chiuso

14/11/2005
    lunedì 14 novembre 2005

    Pagina 5 – Primo Piano

      LA MANOVRA IL MAXIEMENDAMENTO VOTATO DALLA MAGGIORANZA COMINCIA OGGI IL SUO ITER ALLA CAMERA. NON CALA LA PRESSIONE SUL MINISTRO DELL’ECONOMIA

        Bonus bebè, il caso non è ancora chiuso

          Vietti: «Bene la mossa di Tremonti, ma non possiamo escludere i primogeniti del 2006»

            Alessandro Barbera

            ROMA
            Il destino del pacchetto-famiglia non trova pace. «Tutto risolto, vale l’intesa base raggiunta tra i leader della maggioranza», diceva sabato il ministro Giulio Tremonti. «A saldi invariati le finalizzazioni annuali possono essere naturalmente variate». Secondo ciò che scriveva sabato l’Ansa, il ministro penserebbe ad un bonus di mille euro per tutti i neonati del 2005 e per i non primogeniti del 2006. L’ultimo accordo siglato a Palazzo Chigi (era il 3 novembre) prevedeva però un privilegio al contrario: il bonus nel 2005 per i secondi figli e per tutti i nuovi nati nel 2006, una soluzione che avrebbe dovuto costare complessivamente 750 milioni. Non se ne è dimenticato il sottosegretario Udc Michele Vietti, che ora considera «difficile deludere» coloro che attendono un figlio nell’anno nuovo. «Accogliamo con favore, e per questo ringraziamo Tremonti di aver esteso il bonus a tutti i nati nel 2005». Ma ora, dice Vietti a nome di tutto il suo partito, il bonus deve essere allargato: «Sarebbe una discriminazione difficile da giustificare». La richiesta non è senza conseguenze: l’allargamento della platea costa almeno altri 250 milioni di euro. Una questione che aveva posto anche il ministro del Welfare Roberto Maroni, favorevole al bonus nel prossimo anno a patto che non venissero toccate le risorse per i nati nel 2005.

            Per Tremonti la partita della Finanziaria rischia dunque di complicarsi nuovamente. Sia perché alla Camera lo attendono centinaia di richieste inevase al Senato, sia perché su altri punti della manovra la compattezza della maggioranza al dunque potrebbe incrinarsi. Lo lascia intendere lo stesso Vietti parlando della revisione degli ammortamenti relativi all’avviamento delle imprese. Uno dei pochi punti sui quali Confindustria ha fatto esplicite critiche alla manovra. «E’ un punto che dobbiamo approfondire, perché potrebbe pesare sulla competitività e in parte neutralizzare ciò che di buon produrrà per le imprese il taglio di un punto del costo del lavoro», spiega il sottosegretario. In questo caso una qualunque modifica produrrebbe effetti rilevantissimi. La norma, introdotta con l’ultima correzione alla manovra per il 2006, vale un miliardo e settecento milioni, duecento in più della prima stima fornita dal Tesoro.

            Nonostante siano in gioco risorse meno ingenti, la questione politicamente più sensibile per l’Udc resta però quella del sostegno alle famiglie. Non a caso il sottosegretario centrista chiede anche di rivedere la destinazione dei cento milioni stanziati a favore dei disabili. Lo spostamento del finanziamento in una tabella diversa – spiega – non ne fa più una misura mirata: «Non può essere distribuita a pioggia, ma alle famiglie con minori, che ne hanno più bisogno».

            Per l’ennesima volta è quindi in discussione l’accordo sul miliardo e 140 milioni da destinare alle famiglie. L’ultimo sembrava aver chiuso definitivamente la partita, poi la decisione di cambiare nuovamente: il maxiemendamento votato dalla maggioranza (e da oggi alla Camera) prevede 530 milioni a favore di tutti i nati del 2005 e 258 milioni per dare un assegno da 160 euro a tutti i bambini che al 31 dicembre di quest’anno non abbiano raggiunto i tre anni di età.

              Giovedì sera, non appena letto il testo, l’Udc ha sconfessato la decisione. «Se alla Camera non si cambia non votiamo», hanno fatto sapere all’unisono i tre ministri centristi Mario Baccini, Rocco Buttiglione e Carlo Giovanardi. «L’emendamento è stato definito venerdì 4 novembre dai senatori Tarolli, Tofani e Pirovano. Il testo è stato inviato ai capigruppo e nessuno ha fatto rilievi», ha risposto il Tesoro in un comunicato. All’Udc non andava giù sottrarre risorse a favore dei nati nel 2006 per distribuirli a pioggia sui bambini sotto ai tre anni. Questione che sta molto a cuore anche al Forum delle famiglie cattoliche, che ha bollato la misura come «una elemosina». Nel mirino del leader Cesa è finito Tarolli, accusato di aver preso accordi senza comunicarli ai vertici. Al punto che il neosegretario avrebbe minacciato di rimuoverlo dalla carica di responsabile economico del partito.