“Finanziaria” Berlusconi e la spallata di Vicenza

23/10/2006
    domenica 22 ottobre 2006

    Pagina 8 – Primo Piano

    Berlusconi e la spallata di Vicenza
    �Premier a casa, Napolitano di parte�

    Il Cavaliere: Prodi bugiardo e pericoloso. Bossi: �Marciamo su Roma�. In piazza fischi all’Inno

    Alessandro Trocino
    DAL NOSTRO INVIATO

      VICENZA — Ce n’� per tutti sotto l’acquazzone di Vicenza: per �il gran bugiardo� Prodi-Pinocchio, per l’Inno di Mameli, fischiato da un drappello di leghisti, e persino per il presidente della Repubblica, additato da Berlusconi come �uno dei loro�, cio� uno della sinistra che ha �occupato tutti i posti di potere�. Alla chiamata alle armi del popolo del centrodestra rispondono in molti. Sono entusiasti di Silvio Berlusconi — lesto nell’affacciarsi al balcone del Comune e nel raccogliere l’ovazione della folla — ma anche di Gianfranco Fini e Umberto Bossi, tutti appassionatamente sul palco per la prova generale della grande manifestazione del 3 dicembre a Roma. E non importa che al posto di Pier Ferdinando Casini e di Lorenzo Cesa, refrattari alle proteste di piazza, sia salita sul palco Alessandra Mussolini (�Io per� non l’ho invitata�, dir� il governatore veneto Giancarlo Galan); non importa che a rappresentare l’Udc ci sia un accigliato Carlo Giovanardi, preoccupato di tener insieme i pezzi di una Cdl che Maroni considera gi� defunta. Non importano le divisioni interne, perch� a tenere intrecciati i fili dell’opposizione ci pensa la folla di Vicenza, l’universo variegato di commercianti e artigiani, di lombardi e di veneti, tutti eccitati dalle �lacrime e sangue� della Finanziaria che sta andando in scena nel �Prodino parte II�.

      I FISCHI — In attesa dei leader, nella piazza gremita si comincia con il tormentone �eforzaitalia�. A seguire, incautamente, parte l’Inno di Mameli. Subito si leva qualche fischio di disapprovazione targato Lega (come ammette Luca Zaia).

        Fischi �assolutamente sgradevoli�, commenter� il ministro dell’Interno Giuliano Amato. Ma �di pochi fessi�, corregge il portavoce di An Andrea Ronchi. Duro il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo (attaccato da Galan), secondo cui �i fischi sono una cosa vergognosa, una forma di populismo che non ci piace�. A mettere a tacere i leghisti, in piazza, ci pensa un provvidenziale �Va pensiero�. Poi arriva il Cavaliere — che chiuder� con �viva Vicenza, viva la Cdl� e soprattutto �viva l’Italia� — e che esordisce con un classico del genere: �Piove? Governo ladro�. Berlusconi invoca la spallata contro il governo: �Mandiamo a casa Prodi, lui � il gran bugiardo, pericoloso per tutti�. Applausi e risposta in coro — �Prodi� — alla lunga serie di domande (retoriche) su �chi ha mentito dicendo che non avrebbe aumentato le tasse�, su �Telecom�, �sulle tasse di successione�. La piazza risponde compatta (circa 5 mila, 8 mila per la questura). Anche se, confesser� poi Berlusconi, �manifestare non � nel nostro Dna, perch� i liberali sono individualisti�.

        Ma l’affondo pi� duro, il Cavaliere lo riserva a Giorgio Napolitano, accusandolo implicitamente di non essere super partes:

        �Questi signori, che hanno vinto elezioni taroccate, hanno arrogantemente messo le mani sulle istituzioni: il presidente della Repubblica � uno di loro�. Seguono: �I presidenti di Camera e Senato, la Corte costituzionale, la magistratura, i giornalisti e i sindacati�. Roberto Calderoli chiosa cos�: �Era un modo per far capire a Napolitano che nel dopo Prodi possono esserci solo le elezioni�.

        BOSSI — � il turno di Umberto Bossi, cravatta verde e consueto gilet simil-Missoni. Poche parole ma ficcanti: �Veneto libero, gridiamolo forte cos� si sturano le orecchie. Tutti dicono che i veneti e i lombardi sono buoni: s�, ma se si incazzano possono diventare cattivi. Prepariamoci a marciare su Roma�. A Berlusconi: �Noi ce l’abbiamo ancora duro e per questo ci sono qui tante donne�. Pi� misurato Fini: �Far cadere il governo � un obiettivo a portata di mano: � gi� cominciato il conto alla rovescia�. Poi, per la gioia dei presenti, riecheggia le parole di Berlusconi e spiega che �il cittadino ha il dovere di pagare le tasse solo a condizione che siano eque�. Applausi e sipario.

          Dietro le quinte, Giulio Tremonti chiede di �staccare la spina� a un governo ormai �in coma�; Berlusconi in pubblico dice che �siamo la Casa delle Libert� e ognuno fa quello che vuole�, e in privato si sfoga per l’assenza di Casini (era �rammaricato�, spiega Galan, cio� infuriato). Bossi, invece, d� una versione pi� o meno sarcastica dell’assenza di Casini: �Eravamo gi� in troppi sul palco. Non ci stava�.