Finanziaria alla prova del voto

05/11/2007
    lunedì 5 novembre 2007

    Pagina 2 – Economia

      Finanziaria alla prova del voto.
      Padoa-Schioppa: spero di evitare la fiducia

        Il ministro rassicura sui conti: le coperture sono ok. I grandi giornali accusano: tagli alla politica ridimensionati. Ma i numeri sono sbagliati: è vero il contrario

          La Finanziaria arriva in Aula in Senato dopo una martellante campagna sui costi della politica portata avanti dai maggiori quotidiani italiani. Un vero «cartello» impegnato fino all’ultimo centesimo di euro. Peccato che quello che si scrive sia completamente falso. Peccato anche che i cittadini/ lettori non lo sappiano. Intanto il teatrino della politica si esercita anche sulla supposta mancanza di copertura (denunciata dalla destra) e sull’eventuale voto di fiducia, ipotesi concreta visti i numeri di Palazzo Madama, ma non scontata. Ieri al Tg1 il ministro Tommaso Padoa-Schioppa ha ribadito quello che le carte già dicono: «Le coperture ci sono tutte». Quanto alla fiducia il titolare dell’Economia si è augurato che non venga posta, «anche se è una misura prevista dalla Costituzione. Non c’è niente di male a utilizzarla». Insomma, i giochi sono ancora troppo coperti per poter decidere. oggi non ci drovebbero essere sorprese: la sinistra radicale e i centristi di Dini assicurano il voto sulle pregiudiziali di costituzionalità. E dopo? Si attendono circa 700 votazioni (tanti sono gli emendamenti, se non vengono ritirati). Con il decreto il governo ha superato 340 voti, scivolando su 7. Stavolta potrebbe seguire lo stesso percorso, anche se un’altra maratona sarebbe davvero defatigante per la maggioranza. La coppia Rossi-Turigliatto ieri ha assicurato il sostegno per oggi, ma nel merito i due senatori chiedono nuove modifiche (aliquota sulle rendite, sgravi sul lavoro dipendente) altrimenti faranno mancare il loro voto. Sul fronte opposto Lamberto Dini, che si è impuntato contro una proposta di stabilizzazione dei precari della pubblica amministrazione. Vuole farla «saltare», ma tutta l’area sinistra della coalizione considera quell’emendamento qualificante. Tra gli altri «battitori liberi» anche Willer Bordon e Roberto Manzione, il quale chiede l’introduzione della class action (ora è un odg).

          Tornando al polverone sui costi della politica, il refrain è sempre lo stesso. Tutti in coro a ripetere: in Finanziaria indeboliti i tagli alle spese delle amministrazioni centrali e periferiche. Eliminati i vincoli per tutta quell’area di amministratori locali e centrali che ormai i cittadini considerano quasi alla stregua di avanzi di galera. L’ultimo in ordine di tempo è stato il Sole24ore di ieri. Che riporta cifre sbagliate e confonde norme e provevdimenti. Secondo il quotidiano di Confindustria si era partiti da un miliardo e 300 milioni di tagli e si è arrivati a 419 milioni alla fine dell’esame in commissione. La verità è che la manovra è arrivata a Palazzo Madama con circa 73 milioni cifrati di risparmi dai cosiddetti costi della politica, ed è uscita dalla commissione con oltre 400 milioni di minori spese già nel 2008. Tutto questo nonostante le pressioni e le manifestazioni. Un bel risultato, che potrebbe anche essere maggiore 8alcune voci non sono state quantificate, ma sono pesanti) ma che sfugge agli osservatori, i quali si fermano ad altri numeri. Che purtroppo ingannano. Vediamoli. Il miliardo e 300 milioni è il gettito atteso dal ddl Santagata negli anni futuri, ddl che non è stato trasferito tutto in manovra. I risparmi attesi dalla soppressione delle comunità montane (66 milioni a regime, la metà nel 2008) restano immutati dopo l’intervento in commissione. Il numero degli enti soppressi diminuisce sì (da 105 a 80), ma vengono eliminate moltissime giunte (da 4.200 diventano 1.400), escono 330 Comuni, i consiglieri passano da 12.500 a 4.500. Insomma, si abbassa l’alitudine, ma entrano in azione nuovi vincoli che assicurano lo stesso risultato. Il resto proposto dal governo riguarda il blocco delle indennità parlamentari 8circa 7 milioni), che esce invariato. Viene stralciato il taglio di consiglieri comunali e provinciali: ma da quel taglio non ci si attendeva alcun risparmio nel 2008. Si parla di 205 milioni, ma solo tra 5 anni. Al suo posto viene inserita una batteria di interventi (una deicna9 su indennità, gettoni di presenza e aspettative che faranno risparmiare 313 milioni da subito. Più di quanto previsto in origine e senza aspettare 5 anni. Quanto al «tetto» agli stipendi di manager e dirigenti pubblici, viene inserito il limite di 25 deroghe: all’inizio c’era la possibilità di derogare a volontà. Senza contare l’abolizione degli Ato (ambiti territoriali) che non è stata quantificata. Insomma, sembra davvero che la stretta sia maggiore. Se poi si cercano polveroni, allora è un’altra storia.