Finanziaria al decollo

03/09/2004


          venerdì 3 settembre 2004

          OGGI SINISCALCO PRESENTA LE LINEE GUIDA DELLA MANOVRA 2005 AL CONSIGLIO DEI MINISTRI. È UNA STRATEGIA CHE VALE 24 MILIARDI DI EURO
          Finanziaria al decollo. Maroni: non cambia il Tfr
          Tagli fiscali per 6 miliardi: 4 di Irpef e 2 di Irap. Si studia il bonus per i neonati

          ROMA
          Inizia con la presentazione di una «bozza» della Finanziaria 2005 ai colleghi ministri il lungo e complicato autunno del ministro dell’Economia Domenico Siniscalco. Dopo aver completato ieri con una girandola di incontri il primo giro d’orizzonte sulla manovra, Siniscalco infatti illustrerà nel corso del Consiglio dei ministri di oggi un primo schema generale e non dettagliato degli interventi previsti (o solo auspicati) nella Finanziaria che dovrà essere varata entro la fine del mese. Sarà un documentino di 4-5 pagine che delineerà una «Finanziaria che nessuno potrà chiamare stangata», come dice Silvio Berlusconi. Una manovra in cui «non ci saranno tasse – afferma il premier – e non ci saranno tagli».


          Il titolare dell’Economia ieri ha visto i ministri di Attività Produttive, Marzano e del Welfare, Maroni. Al centro dei colloqui naturalmente le ipotesi che riguardano direttamente i dicasteri interessati: il taglio agli incentivi al sistema produttivo con Antonio Marzano, le possibilità di individuare nelle pieghe del bilancio risorse per le famiglie con Roberto Maroni. Il rompicapo con cui è alle prese il ministro in vista della Finanziaria è ben noto: per ricondurre il rapporto tra deficit e prodotto interno lordo nel 2005 al 2,7% servono 24 miliardi di euro, di cui 17 miliardi da interventi strutturali e i restanti 7 da nuove «una tantum». Sulla carta, a questi numeri già impressionanti, bisognerebbe affiancare interventi per trovare le risorse necessarie a tagliare le tasse di circa un punto di Pil entro il 2006, come indicato nel Dpef.


          Ma sul versante della riduzione del prelievo fiscale, a quanto pare, non bisogna attendersi misure significative per il 2005. Secondo le indiscrezioni, vista la precaria situazione dei conti e la problematicità di trovare risorse, Siniscalco punterebbe a un taglio che non supererebbe i 4 miliardi di euro per l’Irpef, cui forse si aggiungerebbero 2 miliardi a favore delle imprese per quanto riguarda l’Irap. Poca cosa rispetto alle ambiziosi obiettivi annunciati a suo tempo dal premier, e sicuramente un intervento che a meno di essere fortemente concentrato su un numero ristretto di contribuenti non avrebbe certo un impatto rilevante sul reddito disponibile delle famiglie. Una soluzione che fa discutere nella maggioranza, dove si fanno circolare anche ipotesi di intervento fiscale più robusto con una copertura finanziaria molto «creativa»: in parte con i proventi straordinari delle dismissioni immobiliari, e il resto con gli effetti «dinamici» della maggiore crescita prevista. Altra misura allo studio, un assegno di 1.000 euro per ogni figlio nato (inclusi i primogeniti, stavolta) e un fondo per facilitare l’acquisto della prima casa per le giovani coppie.


          Resta il problema di reperire i circa 30 miliardi necessari per far quadrare i conti e finanziare gli sgravi. Siniscalco – in questo sostenuto con forza da Berlusconi – scommette tutto sull’ormai famoso «metodo inglese» applicato su tutti o quasi i capitoli del bilancio pubblico. Con l’eccezione di «sanità, sicurezza, scuola, servizi sociali» (queste le voci di spesa che per il Tesoro saranno «salve»), in nessun altro caso si potrà prevedere un incremento di spesa pubblica superiore al 2% rispetto al 2004. Una operazione tecnicamente e politicamente complicata, anche se il ministro si aspetta buoni risultati dal metodo della «collegialità» con il resto del governo e con le parti sociali.


          Non basterà, e dunque si lavora su altre ipotesi: un nuovo ridimensionamento dei trasferimenti agli Enti locali, della centralizzazione degli acquisti della pubblica amministrazione in capo alla Consip. Si vocifera sempre (anche se fioccano le smentite) di ritocchi alle imposte locali e sulla casa (con la revisione delle aliquote catastali), di aumenti del prelievo sui titoli pubblici, di ticket sui farmaci, di superbolli sui fuoristrada. Possibile anche una riapertura dei condoni fiscali ai redditi 2003, che però farebbe a pugni con il previsto piano contro gli affitti «in nero» e l’elusione dell’Ici. Il ministro della Funzione pubblica Luigi Mazzella annuncia un piano di mobilità per i dipendenti pubblici dallo Stato alle autonomie, che però trova l’immediata opposizione del sindacato, che peraltro si accingono a un durissimo braccio di ferro col governo sui rinnovi contrattuali del pubblico impiego. E infine, il ministro del Welfare Roberto Maroni annuncia che «non ci sarà una riduzione delle finestre per andare in pensione nel 2005». E che «è tramontata per sempre l’idea di costituire un fondo presso l’Inps con il Tfr maturando». Uno schema che – come a suo tempo anticipato dal nostro giornale – si scontra con le regole di contabilità sancite dall’Unione Europea.