Finanziaria affossa-terme

04/11/2005
    venerdì 4 novembre 2005

    Pagina 18 – Turismo

    Finanziaria affossa-terme

      di Eduardo Cagnazzi

      Il termalismo italiano intravvede una crisi profonda per colpa della manovra finanziaria. Investimenti a rischio, un buco da mancati introiti per decine di milioni di euro, posti di lavoro in pericolo. Sono due i nodi cruciali alla base delle preoccupazioni degli operatori: l’abolizione del riconoscimento ai militari del congedo straordinario di 15 giorni per le cure termali per causa di servizio, con il relativo rimborso delle spese sostenute e l’imposizione ai pazienti di un limite alla mobilità e all’individuazione degli stabilimenti di cura preferiti, posti oltre i confini della regione di appartenenza.

      Di fatto, la manovra del governo seguirebbe il criterio della regionalizzazione delle cure sanitarie, con l’introduzione di un tetto massimo all’uscita del territorio regionale dei pazienti. Provvedimento che comporterà l’azzeramento della libera scelta delle strutture, oggi fatta a seconda delle peculiari caratteristiche chimico-fisiche delle acque delle diverse località.

        Secondo alcune stime, Abano Terme rischierebbe mancati incassi per oltre 5 milioni di euro, l’isola d’Ischia andrebbe incontro a una perdita di almeno 4 milioni e così Salsomaggiore e Montecatini. Eppure il settore cominciava a registrare una timida ripresa dopo anni di buio. Se da una parte le cure tradizionali sono diminuite del 10,4% tra il 1999 e il 2004, quelle attribuibili al benessere termale sono aumentate del 136%, ma rappresentano soltanto il 4% del fatturato. L’allarme viene soprattutto dagli operatori turistici veneti, toscani, emiliani e dell’isola d’Ischia, località che ha la più alta concentrazione di strutture e sorgenti termali d’Europa: 120 strutture per un fatturato di 20 milioni di euro, sei parchi balneo-termali, 120 mila pazienti all’anno solo per la fangoterapia e 100 mila per l’aerosolterapia. (riproduzione riservata)