“Finanziaria” A proposito del «dare una mano ai commercianti» (C.Sangalli)

03/11/2006
    venerd� 3 novembre 2006

    Pagina 27 – Commenti

    A proposito del �dare una mano ai commercianti�

      Carlo Sangalli*
      * presidente della Confcommercio

        L’intervento di Pier Carlo Padoan, pubblicato mercoled�, sulle colonne dell’Unit�, sotto il titolo "Diamo una mano ai commercianti", insiste su un punto: l’attenzione che va giustamente rivolta alle questioni che il sistema delle imprese del commercio, del turismo, dei servizi, dell’artigianato sta ponendo in relazione alla manovra finanziaria per il 2007 dovrebbe tenere anzitutto conto del fatto che "commercianti e artigiani sono, o dovrebbero essere, degli imprenditori e come tali dovrebbero essere trattati e sostenuti nella loro attivit� da parte del governo".

        E’ un punto sul quale sono assolutamente d’accordo. Anzi, a dire il vero, � la questione di fondo che, come Confcommercio, abbiamo sollevato in occasione del recente incontro con Piero Fassino. Un incontro che � stato anche un’importante occasione di confronto e di dialogo.In quella circostanza, abbiamo esposto le ragioni della nostra critica, della nostra protesta tanto rispetto al metodo delle relazioni intercorse tra il Governo e le organizzazioni delle Pmi e del mondo del lavoro autonomo, quanto rispetto al merito delle scelte effettuate nel contesto della manovra finanziaria. Ma abbiamo anche sottolineato la contraddizione profonda tra un’esperienza di governo, che ha fin qui mostrato di considerare politicamente residuale il rapporto con l’impresa diffusa e il sistema dei servizi, e i passaggi importanti dello stesso programma di governo dell’Unione. In particolare, con questa impegnativa affermazione del programma: "una moderna e pi� estesa forma di ‘politica industriale’ ha oggi un ruolo cruciale nel sostegno allo sviluppo economico. Si tratta di una ‘politica industriale’ intesa in un’accezione pi� ampia, dovendosi attribuire alla politica dei servizi un ruolo non inferiore alla politica industriale in senso stretto".

        Cos� come, incontrando Piero Fassino, abbiamo ricordato il lavoro svolto dalla Fondazione Italianieuropei, di cui proprio Padoan � il Direttore scientifico, lavoro raccolto poi nel dossier di analisi e di proposte dal titolo "Il mondo laborioso e creativo di piccole e medie imprese e lo Stato". Alla presentazione e alla discussione di questa ricerca, prima della consultazione elettorale, avevo avuto anch’io modo di partecipare. Condividendo, anzitutto, l’affermazione di apertura del dossier: "L’Italia rimarr� vitale finch� il tessuto delle piccole e medie imprese che la caratterizzano rimarr� vitale". Da qui l’esigenza di politiche specifiche per le PMI, insieme all’onesto riconoscimento del fatto che farne "un asse portante dell’intera politica economica si � rivelato – e da sempre – difficoltoso".

        Per rendere meno difficoltoso il perseguimento dell’obiettivo, avevo sottolineato due punti fondamentali: il primo, mettere al centro di un grande progetto di innovazione tecnologica ed organizzativa le piccole e medie imprese dei servizi, perch�, come ricorda anche Padoan, � il nesso stretto tra innovazione e servizi a dar largamente conto degli incrementi di efficienza e produttivit� registrati nelle economie del mercato globale che galoppano di pi�; il secondo, sviluppare una concertazione per progetti, di cui il "progetto PMI" fosse un capitolo qualificato, ma non separato rispetto agli altri. Le cose, purtroppo, sono andate assai diversamente. Sul piano della concertazione, abbiamo assistito ad una pericolosa e dannosa – pericolosa e dannosa per l’economia reale del Paese – sottovalutazione del ruolo di oltre 4 milioni di imprese, che occupano una buona met� dei lavoratori dipendenti. Sul piano delle politiche, nonostante una finanziaria quantitativamente ambiziosissima e che, almeno formalmente, stanzia un po’ meno di 20 miliardi di euro per sostenere crescita e sviluppo, non � emersa una strategia per l’innovazione del sistema dei servizi.

        Per questo critichiamo e protestiamo. Perch� non abbiamo da difendere n� rendite, n� privilegi. Ma esprimiamo le esigenze di imprenditori e imprese che vorrebbero che, in questo Paese, fosse resa meno faticosa la fatica di fare impresa. Magari facendo tesoro di uno dei "moniti" del professor Giavazzi: "meno aiuti di Stato alle aziende grandi e decotte e meno tasse per quelle piccole e di successo".

        Il che – aggiungo – aiuterebbe (e non poco) a rafforzare quella tax-compliance, che oggi rischia, invece, di essere fortemente minata: da un progetto di rivisitazione degli studi di settore funzionale pi� a incrementi automatici del loro gettito che al rafforzamento della loro selettivit� e del principio di una tassazione dei contribuenti sulla base del loro reddito effettivo; dall’incremento atteso della pressione fiscale complessiva; da un sovraccarico di controlli ed adempimenti.

        Per questo, caro Padoan, io penso non solo che questa finanziaria abbia, come lei scrive, "scarsa chiarezza sulla prospettiva", ma contraddica, con molte delle sue scelte, la prospettiva – per tornare al dossier di Italianieuropei – di "una riconquista della fiducia", essenziale "per muovere tutto il potenziale che questo paese pu� esprimere, tra cui quello espresso dalle PMI � di prima grandezza".Cambiare queste scelte �, allora, necessario. Almeno, se davvero si crede in quella prospettiva.