“Finanziaria 2″ «Le tattiche elettorali non premiano i governi»

25/11/2004

    giovedì 25 novembre 2004

    IL RICHIAMO DEL PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA
    «Le tattiche elettorali non premiano i governi»
    Montezemolo: è una lezione del passato ma utile per il presente
    La politica economica non si fa in tre mesi con le vecchie abitudini

    Roberto Ippolito

    ROMA
    Un rammarico: «Non sentiamo parlare più di investimenti per il futuro». Il presidente della Confindustria Luca Cordero di Montezemolo analizza il «contesto generale» che «onestamente dà delle preoccupazioni». E, intervenendo all’assemblea dell’Unioncamere all’Hotel St. Regis Grand, ripercorre la storia più recente che può insegnare la condotta da evitare: «I governi dell’ultimo periodo, quando hanno privilegiato scelte elettorali, soprattutto dell’ultim’ora, non hanno avuto successo». Non hanno ottenuto il conforto del «consenso della gente».


    Limitandosi alle «scelte contingenti» e «privilegiando tattiche elettorali», osserva Montezemolo, «spesso si perde di vista quello che la gente vuole». Quello che serve per ridare slancio all’economia.


    Lasciando poi l’assemblea dell’Unioncamere diretto al Quirinale per la consegna con il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi del Premio Leonardo, Montezemolo, interpellato dai giornalisti, spiega che le sue affermazioni sui comportamenti politici non riguardano l’attualità, ma «i governi del passato».


    Come è ovvio, perchè «le lezioni del passato» sono «utili al presente». Per i problemi della politica economica in discussione in questi giorni il presidente della Confindustria ha evitato «di accennarli perchè ogni tanto è opportuno uscire dal contingente». Del resto è «inutile fare commenti su cose che non si conoscono».


    Dunque da parte del presidente della Confindustria nessun riferimento preciso alla discussione interna al governo Berlusconi sull’ipotizzato taglio delle tasse e in particolare sull’irap. Ma un ragionamento sulle prospettive, con l’invito a mettere «ogni tanto in fila i veri problemi» anche in «sale paludate» come quelle dell’albergo romano ricche di colonne, stucchi, capitelli e marmo rosso.


    Montezemolo evidenzia che «la sfida dev’essere quella di guardare al futuro». E «non possiamo pensare che la politica economica si faccia con le stesse cattive abitudini, in soli tre mesi», quelli che conducono al varo della legge finanziaria. Spingere «la produttività del paese» deve essere «la grande priorità». Obiettivo: la «ripresa degli investimenti pubblici e privati». Con un’attenzione speciale per il Sud: le associazioni d’impresa e i sindacati, che il 2 novembre hanno firmato un documento comune sul Mezzogiorno, chiedono un incontro al governo.


    Il presidente della Confindustria sottolinea che «in gioco è il futuro dei nostri figli, delle nostre aziende, del paese». Bisogna «pensare a come sarà» l’Italia «nei prossimi dieci o venti anni». Impegnandosi nella sfida del futuro, gli imprenditori agiscono «con grande garbo, senza urlare, senza farsi tirare per la giacca da nessuno, tenendo dritto il timone dello sviluppo, della crescita, del dialogo, del rispetto delle istituzioni, del mettere da parte le contrapposizioni sbagliate».


    Ma la volontà deve fare i conti con una realtà anche amara: «Fare impresa in Italia sta diventando sempre più difficile» dice Montezemolo. Che sottolinea: «Fare impresa è oggi un’impresa. E’ veramente complicato». Basta pensare alla «burocrazia soffocante».


    E in un’Europa che «si è fermata» l’Italia mostra di soffrire in particolare e non riuscire a inserisri adeguatamente nella nuova competizione economica internazionale: «L’euro è uguale per tutti; però le quote del mercato mondiale dell’Italia diminuiscono». Mentre la Francia e la Germania «nella peggiore delle ipotesi tengono le posizioni».


    Perciò una sollecitazione: «Non piangiamo». E l’esortazione a «ritrovare un po’ di passione» e a «recuperare una capacità di spinta, di innovazione, di emozione, di sogno». Imprese e sindacati devono «dare insieme un segnale forte, condiviso, sulle cose da fare, senza sprechi di risorse».