Finanziaria, 100mila posti di lavoro a rischio

02/11/2005
    domenica 30 ottobre 2005

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      Finanziaria, 100mila
      posti di lavoro a rischio

      Gli effetti della Finanziaria colpiranno soprattutto i giovani che hanno contratti a termine
      Non è stato rispettato l’impegno con Bruxelles di non introdurre più misure una tantum

        di Bianca Di Giovanni / Roma

          Avevano detto che non avrebbero messo le mani nelle tasche degli italiani. Invece la manovra 2006 mette a rischio circa 100mila posti di lavoro prevalentemente di giovani. Avevano detto a Bruxelles che non avrebbero usato una tantum per correggere il decifit. Invece ne hanno «infilate» per ben 6 miliardi.

            BUGIE - Giulio Tremonti ha raccontato che si è accorto solo nelle ultime ore di quella posta «fantasma». Invece lo sapeva benissimo già a fine settembre: lo ha ammesso davanti a Guglielmo Epifani al tavolo con le parti sociali. Incurante di ciò, ha fatto varare dal consiglio dei ministri una manovra «fasulla», nascondendo la verità. Così come ha nascosto la verità in Parlamento il governatore Antonio Fazio, che ha promosso la correzione per 11,5 miliardi di Tremonti (peccato che ne servissero 6 in più). È davvero arrivato il momento che vadano a casa tutti: governo e governatore. Da uno studio del dipartimento lavoro dei Ds sugli effetti della manovra emerge che gli attuali 130mila lavoratori a tempo determinato o collaboratori continuati e continuativi degli enti locali, della sanità e delle Regioni saranno ridotti del 40%, con una perdita complessiva di 52mila posti. A questi va aggiunto il «taglio» per le Università e gli enti di ricerca, che arriverebbero a 30mila unità in meno.

              Si arriva vicino alle 100mila unità considerando anche tutte le altre forme contrattuali precarie adottate da tutta la pubblica amministarzione. «È un vero allarme occupazione – dichiara Cesare Damiano responsabile lavoro della segreteria diessina – che passa attraverso un duro attacco alle condizioni di lavoro e di reddito dei dipendenti del pubblico impiego. Le conseguenze dei tagli previsit in Finanziaria si profilano terribili: massicci licenziamenti e conseguente riduzione dei servizi gestiti da questo personale». Con il blocco ripetuto del turn-over, infatti, molti servizi sono stati affidati al personale precario, preso di mira dall’ultima manovra. A poco servirà la misura che prevede l’assunzione di 7mila unità da parte delle emministrazioni centrali e degli enti pubblici non economici. «La direzione di questo governo – conclude Damiano – non è quella di passare dalla precarietà alla stabilizzazione, ma dalla precarietà al licenziamento».

                Il governo si accanisce sui precari per tentare di mettere un argine alle spese fuori controllo del bilancio. Dopo l’«aggiunta» di 6 miliardi alla manovra 2006 l’opposizione chiede chiarezza e rispetto delle regole. «Il governo venga in Parlamento a dire esattamente qual è lo stato dei conti pubblici», dichiara Piero Fassino. Enrico Letta e Roberto Pinza (Margherita) riprendono un’idea lanciata da Romano prodi di una certificazione dei conti da parte di un’autorità internazionale, che sia l’Fmi o l’Ue. «Riprenderemo la discussione in commissione Bilancio solo se il governo presenterà la seconda parte della Relazione previsionale e programmatica – spiega Enrico Morando (Ds) relatore di minoranza in Senato – dove vengono indicati i tendenziali del deficit 2005 e 2006, che continuiamo a chiedere da tempo al ministro, senza alcuna risposta».

                Infatti Tremonti si limita a rassicurare che l’obiettivo programmatico sarà raggiunto (4,3% del Pil nel 2005 e 3,8% nel 2006), senza spiegare mai quale sia il livello effettivo di indebitamento. «Non si era mai vista prima una Finanziaria che avesse un livello di realizzazione intorno al 5%, cioè quasi zero – continua Morando – È come se la manovra del 2005 non ci fosse mai stata: è incredibile. Ma Tremonti si nasconde dietro un dito se afferma che la colpa è di Siniscalco. La linea di politica economica è di tutto il governo che collegialmente è responsabile del dissesto». I conti «stile Parmalat» sono il risultato di scelte sbagliate fin dall’inizio: cessioni di immobili irrealizzabili (difficile vendere immobili se la Difesa spinge per mantenerli, o alloggi di inquilini che senza una trattativa preventiva resistono per mesi e ottengono condizioni migliori di quanto preventivato), o addirittura false cessioni (vendita a società pubbliche come Fintecna). Tutto questo è stato il «tremontismo» seguito anche da Siniscalco. Oggi la virata in corsa del ministro creativo, sì, ma di memoria corta. «Ancora più grave delle una tantum fasulle – conclude Morando – sono le misure strutturali che non danno risultato. Dagli studi di settore o dalla regola del 2% non stanno arrivando i risultati sperati. Ma questi “buchi” sono stati contati nei tendenziali?» La manovra arriva in Aula in Senato il 7 novembre, quando Tremonti sarà all’Ecofin. È probabile quindi che il maxiemendamento (con relativa manovra) arrivi il giorno successivo.