“Finanziaria 1″ Sei miliardi, tutti per tagliare l’Irpef nel 2005

25/11/2004

    giovedì 25 novembre 2004

    LA PROPOSTA DEL MINISTRO DELL’ECONOMIA CON UNA COPERTURA INFERIORE RISPETTO A QUELLA PRESENTATA DAI PARTITI
    Sei miliardi, tutti per tagliare l’Irpef nel 2005
    Irap giù nel 2006. Messo a punto uno schema con 4 nuove aliquote

    Roberto Giovannini

    ROMA
    Si attendeva la «proposta finale» del ministro dell’Economia Domenico Siniscalco sulla riforma fiscale, nell’ennesima giornata di incontri ed elaborazioni sui numeri da parte degli esperti dei partiti della Cdl. E in serata, Siniscalco è andato da Silvio Berlusconi a Palazzo Grazioli, e gli ha illustrato la sua idea per l’emendamento sulle tasse: 6 miliardi per il 2005, tutti da destinare all’Irpef. Che diventeranno 7,8 nel 2006, con 1,2 miliardi che verranno girati alla riduzione dell’Irap, che nel 2005 resterà però inalterata. Il ministro dell’Economia ha messo a punto anche uno schema per le nuove aliquote Irpef: la novità è che resterà una aliquota «super» per i redditi alti, anche se verrà chiamata «contributo di solidarietà». Sarà del 43%, e colpira gli imponibili superiori ai 100.000 euro l’anno.


    L’altra notizia importante è che la proposta di Siniscalco – che pure ha un impatto più modesto di quello desiderato e immaginato dal presidente del Consiglio – sostanzialmente ha ricevuto il via libera di Silvio Berlusconi. In un nuovo incontro previsto per oggi il premier e il suo staff fiscale tenterà di rimpolpare un po’ il pacchetto elaborato dal ministro, ma fondamentali cambiamenti non dovrebbero essercene. Successivamente dovrebbe seguire il vertice politico che aprirebbe la strada all’approvazione da parte del Consiglio dei ministri dell’emendamento nella sua versione conclusiva. Del resto, la soddisfazione di Siniscalco si avvertiva chiaramente nel suo breve commento al termine del vertice serale a Palazzo Grazioli: «Sono stati fatti – affermava – molti passi in avanti su una strada condivisa e pienamente sostenibile dal punto di vista finanziario, che in italiano vuol dire delle coperture». Un po’ meno entusiasmo mostrava Guido Crosetto, deputato di Forza Italia e membro della «squadra fiscale» del partito del premier, che per tutta la giornata aveva lavorato a possibili coperture finanziarie della riforma: «l’incontro – riferiva – è andato abbastanza bene». A questo punto, comunque, la strada sembra in discesa.


    Per il momento non ci sono indiscrezioni sulla copertura finanziaria che il ministro Siniscalco intende utilizzare per «compensare» la riforma fiscale, che come detto è di impatto complessivo un po’ inferiore a quanto indicato dai partiti del centrodestra e dal premier. A quanto si apprende, dunque, nel primo anno l’intero ammontare – 6 miliardi – verrà destinato alla riduzione dell’Irpef, cancellando quindi il taglio già previsto a suo tempo dell’Irap, l’imposta che grava sulle imprese. È possibile che – considerando l’effetto del gioco degli acconti Irpef – l’incidenza reale in termini di risparmio per i contribuenti italiani si limiti a soli 4,5 miliardi di euro. Nel 2006, il taglio dell’Irpef salirà a 6,6 miliardi, e arriverà un alleggerimento da 1,2 miliardi per l’Irap. Nello schema di Siniscalco, le attuali cinque aliquote Irpef diventeranno quattro: del 23% per i redditi fino a 26.000 euro; del 33% tra 26.000 e 33.500; del 39% tra 33.500 e 100.000 euro; del 43% (oppure, un «contributo» del 4%) per i redditi superiori a 100.000 euro. Impossibile per ora stimare in dettaglio le conseguenze in termini concreti della riforma Irpef, che in grandi linee dovrebbe sempre premiare in modo più consistente i contribuenti più ricchi, un po’ penalizzati rispetto allo schema originario dalla presenza di una «quarta» aliquota del 43%.


    Ieri, comunque, nel corso della consueta girandola di incontri i partiti della Cdl avevano messo a punto con grande fatica un pacchetto di possibili coperture finanziarie che valeva sulla carta 9,7 miliardi di euro, scremando quelle «non condivise» (come il taglio dei fondi per il Sud, gli interventi sulle pensioni di anzianità e la riduzione delle risorse per i contratti pubblici). Non tutte hanno convinto il ministro Siniscalco, che però dovrebbe utilizzarne una parte per compensare la riforma. Nella lista la parte del leone la fanno le misure di entrata «straordinarie», che pesano 4,2 miliardi nel primo anno. Ne fanno parte i 2 miliardi di slittamento delle entrate del condono edilizio e gli effetti del superbonus sulla riduzione della spesa pensionistica (cifrati a un miliardo di euro). Tra quelle «strutturali», la più importante è il nuovo giro di vite sulla spesa per beni e servizi della pubblica amministrazione (un miliardo). Previsti anche un rincaro di 500 milioni delle accise sui tabacchi e di altrettanto sulle tasse di concessione governativa. Tra le misure di impatto più ridotto dal punto di vista economico, una stretta sulle pensioni d’invalidità (200 milioni l’anno), tagli alle auto blu e alla consulenze (50), la riduzione dei trasferimenti a Poste e Ferrovie (300 e 600 milioni).