“Finanza pubblica 3″ V.Visco: «Una manomissione per obiettivi elettorali»

02/03/2005

    mercoledì 2 marzo 2005

      Intervista: Vincenzo Visco ex ministro dell’Economia

        «Una manomissione per obiettivi elettorali»
        Il ministro è contento e ottimista? È un irresponsabile. Il deficit di quest’anno è almeno del 3,4%

          ROMA Onorevole Vincenzo Visco, lei parla di manipolazione dei dati. Dov’è l’inganno?

            «La cosa è abbastanza evidente. In passato c’erano sempre state correzioni modeste e anche diluite dei dati precedenti, di solito a causa di sottostime della spesa sanitaria. Quest’anno invece siamo di fronte a una vera e propria modifica della contabilità che vale mezzo punto di Pil l’anno tra il 2001 e il 2003. Oggi l’Italia deve prendere atto che alcune poste contabili devono essere trattate diversamente da quanto fatto finora, in particolare riguardo alle Ferrovie, cosa contestata da noi già a suo tempo. Ma come mai sul 2004 l’effetto di mezzo punto di Pil non si riversa?

              Siniscalco dice che senza la revisione contabile il deficit sarebbe al 2,7%.

                «Il che è del tutto risibile, nel senso che tutte le informazioni che si hanno vanno nella direzione inversa. Qui c’è un inganno a fini elettorali. Il 3% di quest’anno significa solo che nel giro di qualche mese – loro sperano dopo che ci sarà stata qualche correzione sul Patto di stabilità – loro ammetteranno che quest’anno hanno sfondato. Noi stimiamo un deficit al 3,4% almeno».

                  Intende dire che l’Istat non ha applicato il nuovo criterio al 2004?

                    «Sostanzialmente dico che se l’ha applicato, ha limato da altre parti. Infatti non a caso io ho posto il problema di cambiare le leggi per dare all’Istat una autonomia vera rispetto all’esecutivo, perché a questo punto non ci si può fidare più di nessuno».

                      È un attacco all’Istat?

                        «No, io faccio la difesa dell’Istat. Per difendere l’Istituto da pressioni di qualsiasi genere – che in questa occasione sono ipotizzabili – bisogna renderlo indipendente dall’esecutivo, come una vera Authority. Tornando ai conti pubblici, non sono stati prese in considerazione parecchie altre variabili che sono in discussione, per cui alla fine emergerà che negli ultimi tre anni il 3% è sempre stato superato».

                          Può spiegare cosa significa che manca il Pil reale?

                            «Anche qui è abbastanza grottesco il fatto che si dica che non c’è perché si sono rotti i calcolatori. A questo punto allora anche il valore del Pil nominale è dubbio, in base al quale loro hanno fatto il rapporto deficit/Pil e debito/Pil».

                              Dicono che è un altro sistema informatico a fornire i due rapporti.

                                «Ma i due sistemi poi vanno fusi in un valore finale che è fatto in parte di crescita reale in parte di crescita monetaria. Quindi se uno è dubbio, è dubbio anche l’altro. Sarà solo una differenza di 0,1%, ma comunque è dubbio. A meno che non giochino con il deflatore (il dato che serve a calcolare la differenza tra crescita nominale e crescita reale, ndr), cosa che hanno costantemente fatto negli anni passati».

                                  Lei vede nel 2004 gli stessi problemi degli anni precedenti?

                                    «Il numero del 2004 è provvisorio e chiaramente manipolato. La tendenza di fondo è molto negativa e preoccupante. Ed è anche irresponsabile l’atteggiamento del governo nel comunicare questi dati».

                                      Può spiegare in che consiste questo nuovo metodo di calcolo voluto da Eurostat?

                                        «Qui si tratta semplicemente del fallimento di Ispa (Infrastrutture Spa, ndr). Perché le spese ferroviarie e quelle connesse all’Alta velocità potessero essere messe fuori dal bilancio c’era bisogno che Ispa avesse a sua volta un bilancio che dimostrasse che quelle spese erano finanziabili via mercato. Così non è stato, quindi va rivista l’intera serie del deficit».

                                          Perché ritiene che il 3% è stato superato da anni?

                                            «Va notato che i risultati di bilancio sono molto influenzati dalle una tantum. Quindi alla fine verrà fuori che la situazione reale del bilancio pubblico italiano è peggiore di quella di Francia e Germania, che hanno sfondato la soglia del 3% ma non hanno fatto ricorso a questo tipo di manipolazioni. Adesso vedremo le reazioni in sede europea».

                                              Le una tantum influenzano anche la pressione fiscale.

                                                «Sì, aumentano le imposte dirette e indirette, aumentano i contributi ma la pressione complessiva scende per via della fine delle sanatorie. È una Caporetto annunciata».

                                                  Rassicurante comunque il dato sul debito.

                                                    «Anche lì bisognerà fare un approfondimento. In quel dato confluiscono tutte le cartolarizzazioni, le privatizzazioni via Cassa Spa, le questioni legate alla restrizione di cassa sui pagamenti agli enti locali, gli anticipi fatti a fine anno. È un dato che in parte va autonomamente rispetto all’indebitamento».

                                                      b. di g.