“Finanza pubblica 1″ Siniscalco, il «mago» dei conti pubblici

02/03/2005

    mercoledì 2 marzo 2005

      Siniscalco, il «mago» dei conti pubblici
      L’opposizione: le cifre sono manipolate. Aumentano le tasse dirette e indirette

        Bianca Di Giovanni

          ROMA Tutte le voci del bilancio 2004 inducono allarme, eppure il Tesoro si dichiara soddisfatto. È solo una delle mille contraddizioni di una giornata campale per i conti pubblici, che ha registrato un terremoto interno all’Istat con le dimissioni (respinte) della responsabile informatica dell’Istituto per via di un guasto che non ha permesso di contabilizzare il Pil reale. C’è stata poi la richiesta di dimissioni del presidente Luigi Biggeri da parte del sindacato. Insomma, una vera bufera, in mezzo alla quale l’Istituto è stato anche chiamato a rivedere la serie del deficit dal 2001 a oggi calcolandolo secondo un criterio diverso da quello utilizzato. Come dire: un marasma. Di fronte al quale Domenico Siniscalco si mostra placidamente calmo, visto che i dati finali gli consegnano (altro miracolo) un deficit al 3% del Pil (aumentato di 3,125 miliardi di euro rispetto all’anno precedente), un debito in discesa al al 105,8%, una pressione fiscale alleggerita di un punto percentuale (dal 42,8% del 2003 al 41,8% del 2004). Tutto sta a vedere come si arriva al dato finale. «Passato l’esame conti – dichiara in Tv – ora si pensi alla crescita». «Quel 3% è fasullo – ribatte Piero Fassino – Guarda caso abbiamo un deficit al limite massimo dei vincoli europei. La verità è che è molto più alto del 3%».

            A causa di un «danneggiamento verificatosi il 28 febbraio dei dischi principali del server», si legge nel comunicato Istat, non è stato possibile valutare il «Pil a prezzi costanti». Ovvero il dato «depurato» dall’inflazione. C’è solo quello inflazionato, che nel 2004 è aumentato del 3,9%. Abbastanza strano che tutti gli altri dati ci siano. C’è il rapporto deficit/Pil, debito/Pil, pressione fiscale/Pil. Peccato che non è verificabile il denominatore di tutti questi numeri. Si utilizza il Pil nominale, spiegano all’Istituto. Ma per questi rapporti c’è bisogno di ambedue i dati. Mah. Questa è solo la prima incognita.

              La seconda sta tutta nei dati finali. Il deficit è dato al 3% sul Pil, peggio delle previsioni (2,9%) e «dentro» il vincolo di Maastricht solo per dell’arrotondamento. Il dato più preciso sarebbe infatti 3,02% e con soli 366 milioni di euro si poteva rischiare lo sforamento con un deficit al 3,051% che sarebbe stato arrotondato al 3,1%. Ma Siniscalco canta comunque vittoria, spiegando che con il vecchio sistema di contabilizzazione il risultato sarebbe stato al 2,7%. Davvero strano, visti i trend delle voci di bilancio. La spesa corrente aumenta (+2,9%), quella sanitaria schizza ad un +7,1%, l’avanzo primario (cioè il «termometro» sulla salute dei conti pubblici) continua a diminuire pericolosamente (2% rispetto al 2,4 del 2003 e al 3,2% dell’anno prima. Con l’Ue ci eravamo impegnati a mantenerlo al 5%). Ad essere state tagliate sono le spese in conto capitale, diminuite del 4,1%. Una riduzione dovuta principalmente al «taglio» dei trasferimenti destinati al gruppo Ferrovie dello Stato: 2 miliardi e 665 milioni nel 2004 a fronte di 3 miliardi 934 milioni nel 2003. È proprio sulle Ferrovie che si è concentrata la revisione sul metodo contabile imposta da Eurostat. In sostanza l’Europa non accetta che gli investimenti per le infrastrutture ferroviarie siano spostati fuori dal perimetro della pubblica amministrazione. Per questo l’Istat è chiamata a rettificare i dati sul deficit degli ultimi quattro anni. Nel 2001 l’indebitamento si attesta così al 3%, l’anno dopo al 2,6% e nel 2003 al 2,9. Infine quel sorprendete 3%.

                Ad alleggerire il peso del deficit ci ha pensato la «dismissione del patrimonio immobiliare pubblico – si legge nel comunicato Istat – realizzata con il conferimento ad un fondo immobiliare privato di uno stock di edifici pubblici non residenziali per un valore di oltre 3 miliardi di euro». Un’altra una tantum. Così come è stato l’estinguersi delle una tantum fiscali a far registrare l’abbassamento della pressione fiscale di un punto percentuale. «Sono aumentate sia le imposte dirette (+3,4%) – scrivono ancora i tecnici Istat – sia quelle indirette (+4,2%)». Insomma, gli italiani hanno pagato più tasse «ordinarie». Aumentano anche i contributi sociali effettivi, in aumento del 3,7%. A crollare (-51,1%) è il dato sulle imposte in conto capitale, nel quale sono conteggiate sia l’estensione della sanatoria fiscale, sia le entrate derivanti dal condono edilizio. Meglio delle previsioni il debito pubblico, che si attesta al 105,8% del Pil, mentre le ultime stime del governo lo davano al 106%. Buon trend anche del fabbisogno 2005: in 2 mesi il dato è migliorato di 2 miliardi dagli 11,2 miliardi del 2004 ai 9,1 miliardi di quest’ anno.