Filcams: «l’80% dei lavoratori ha, non per scelta, un contratto a tempo parziale» «Pubblicità retorica, contratti solo part-time»

08/01/2013


Cgil all’attacco di Mc Donald’s Italia
«Il primo articolo della Costituzione derubricato a slogan»
La replica dell’ad Masi: «Non rappresentate più i giovani»

«L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro: 3mila nuovi posti li mettiamo noi». La campagna mediatica di Mc Donald’s Italia a suon di pagine pubblicitarie acquistate sui principali giornali italiani scatena l’ira del principale categoria sindacale del commercio: la Filcams Cgil. Sigla di certo poco incline al compromesso, la più oltranzista soprattutto in tema di aperture domenicali e lavoro festivo.
LA NOTA – La Filcams ha diffuso una nota, in cui ha sparato ad alzo zero contro la multinazionale del panino, che ha appena annunciato l’apertura di nuovi punti di vendita in tutta Italia, soprattutto nel Meridione in preda a uno smottamento occupazionale e circa 330mila posti di lavoro persi negli ultimi cinque anni: «Il primo articolo della Carta Costituzionale derubricato a slogan pubblicitario», mette nero su bianco il sindacato guidato da Susanna Camusso. E ancora, l’accusa di «"sensazionalismo" sul terreno dei diritti fondamentali e del lavoro».
LE ACCUSE – Così diventano doverose «le precisazioni» rispetto «alle patinate comunicazioni pubblicitarie alle quali ormai da qualche anno l’azienda ci ha abituato»: «Mc Donald’s è una di quelle rare multinazionali della ristorazione commerciale/veloce ad essersi sistematicamente sottratta al confronto relativo al contratto integrativo aziendale – scrive Filcams Cgil -. Ad oggi le relazioni sindacali a livello nazionale sono pressoché inesistenti, né elementi di conforto pervengono a livello territoriale». Eppure la controllata italiana di Mc Donald’s ha più volte rivendicato la stabilità dei contratti di lavoro degli oltre 16mila dipendenti, l’alta mobilità sociale all’interno dell’organigramma del gruppo (con la possibilità di diventare direttore di ristorante dopo anni di carriera), più volte sottolineato dall’amministratore delegato Roberto Masi, anche in un articolo recente sul blog del Corriere della Sera, la Nuvola del Lavoro.
LA REPLICA – Lo stesso manager ha immediatamente replicato a Corriere.it alle critiche della Filcams, attaccando la Cgil «ormai incapace di rappresentare i lavoratori e i giovani e capace solo di fare polemiche pretestuose. Il fatto è che abbiamo già assunto 200 persone in appena venti giorni. Nei nuovi punti vendita di Nettuno, Pomezia, Terni, Lecce, Loreto nelle Marche e Desio. In questi tempi di crisi stiamo dando speranza a un Paese» mortificato dalle cifre sempre più funeste in tema di occupazione.
IL TERRITORIO – Nello spot pubblicitario Mc Donald’s rivendica anche la sinergia con il territorio, con la filiera agro-alimentare in primis, e con le migliaia di piccoli imprenditori, franchisee dei punti vendita diffusi su tutto il territorio italiano. Dice a Corriere.it Fabrizio Russo della Filcams Cgil, che invece è il tema della qualità occupazionale a preoccupare, perché circa «l’80% dei lavoratori, non certo per scelta, ha un contratto a tempo parziale di poche ore settimanali, con il sistematico obbligo di prestare servizio in orario notturno e domenicale/festivo. Soprattutto l’azienda ha sempre rifiutato ogni confronto, nonostante sia una realtà molto sindacalizzata». A suffragare la tesi – evidenzia Filcams – la procedura di licenziamento collettivo aperta qualche mese fa. In realtà questa vertenza poi si è ricomposta, nonostante la chiusura nella storica Galleria Vittorio Emanuele a Milano.
LA FLESSIBILITA’ – Anche qui l’amministratore delegato Masi ha replicato sostenendo che i numeri sono veri, anche se più bassi: «Circa il 70% dei dipendenti ha un contratto part-time perché siamo costretti da sindacati come la Cgil. Rifiutano qualunque tipo di contratto spalmato su più ore, in base anche ai nostri picchi lavorativi del pranzo e della cena. Così per avere flessibilità organizzativa siamo costretti a ricorrere a forme contrattuali a tempo parziale».
IL MC-DIPENDENTE – Certo è che ancora argomento di disputa e di dialettica asprissima il dipendente che frigge le patatine nella catena americana. Una divisione tra guelfi e ghibellini. Tra chi ritiene – come Filippo Di Nardo (autore de Il lavoro di Mc Donald’s in Italia, editore Rubbettino) – che il Mc-dipendente non rappresenti per nulla l’icona del lavoratore sfruttato del XXI secolo. Anzi che sia sinonimo di un lavoro ispirato alla cultura della stabilità contrattuale e della mobilità professionale. E chi invece pensa sia il perfetto esempio della catena di montaggio del mondo globalizzato, con l’odor del fritto sui vestiti e le aspirazioni professionali frustrate dalla Grande Crisi.