Comunicati Stampa

Filcams Cgil: Giù le mani dal Codice degli Appalti

22/05/2020
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L’Emergenza COVID-19 e l’urgenza di riprendere le attività per far ripartire l’economia e il lavoro non può far venire meno le regole.

La Filcams Cgil Nazionale prende posizione rispetto alle sempre più frequenti dichiarazioni sulla stampa che chiedono il superamento del Codice degli Appalti Pubblici.

La fase dell’emergenza sanitaria e della ripresa delle attività sta facendo emergere, soprattutto da parte di qualche associazione datoriale e da larga parte della politica, la richiesta di “allentamento” delle regole e delle norme contenute nel Codice degli Appalti Pubblici.
“Non siamo d’accordo, non è questa la modalità con la quale si rimette in moto il Paese” dichiara Maria Grazia Gabrielli Segretaria Generale della Filcams CGIL Nazionale.

La richiesta di semplificazioni e sburocratizzazioni nasconde spesso il pericolo di depotenziare le norme esistenti poste a tutela della legalità, della trasparenza e della qualità del lavoro. Il Codice degli appalti ha rappresentato e rappresenta un importante punto di riferimento per i settori dei servizi e del terziario.

La Filcams Cgil rappresenta oltre un milione di lavoratrici e lavoratori degli appalti di servizi: nelle pulizie, nei servizi integrati, nelle mense (ristorazione), nelle attività di global service, nella vigilanza privata. Comparti caratterizzati da un tessuto d’impresa eterogeneo e labour intensive che però svolge servizi considerati essenziali nel pubblico e nel privato, dagli ospedali e RSA alle scuole, dalle forze dell’ordine ai musei e che hanno bisogno del sostegno e della tutela di regole certe.

“Abbiamo anche noi sostenuto che il Codice si può modificare e migliorare, partendo dalla semplificazione delle procedure” prosegue Gabrielli, “ma l’emergenza sanitaria ed economica che il Paese sta affrontando non può essere la giustificazione per un arretramento, un ritorno alla liberalizzazione del subappalto, agli affidamenti senza gara, alla cancellazione delle clausole sociali, al dumping contrattuale, agli affidamenti al massimo ribasso, condizioni che, oltre a favorire l’illegalità e le infiltrazioni della criminalità, avrebbero ricadute gravissime sulla qualità del lavoro, sulle condizioni economiche delle lavoratrici e dei lavoratori e sulla qualità dei servizi erogati”.

Il Codice degli Appalti va invece, sotto questo aspetto, rafforzato: c’è bisogno di ridurre e qualificare le stazioni appaltanti, di definire norme che riducano i contenziosi, di estendere e rendere più cogenti le clausole sociali, garantire l’applicazione dei corretti Contratti Nazionali, norme per le costruzioni dei bandi che evitino tagli e affidamenti che scaricano sul lavoro e sulle imprese corrette gli effetti negativi.

“Queste sono le modifiche necessarie che chiediamo al Governo, e tutti i fatti di corruzione, tangenti e infiltrazioni mafiose – ultimo ancora, solo in ordine di tempo, ciò che è avvenuto nella Sanità in Sicilia – stanno dimostrando che abbiamo bisogno di maggiore qualità, di responsabilità del ruolo del pubblico, di attività di controllo e di investire sul lavoro dignitoso e di qualità perché questo è il vero vantaggio per le lavoratrici e i lavoratori e per i cittadini fruitori e contribuenti di quei servizi”.