Fiera del Levante, rischio stipendi nel 2011

12/11/2010

È in corso un accertamento da parte degli uffici regionali. Ieri incontro tra Capone e sindacati
Serve un mutuo di 6 milioni per evitare crac

BARI — La situazione è complicata. Il futuro della Fiera del Levante è legato all’accensione di un mutuo che si aggira intorno ai 6 milioni. Questo per evitare il crac finanziario. Perché sembra che la liquidità dell’ente possa garantire il pagamento degli stipendi fino alle prime settimane del 2011 (anche la voce dei fornitori avrebbe un «rosso» importante di circa 4 milioni).
Il quadro della crisi, oramai insostenibile, è oggetto di un accertamento da parte degli uffici regionali che hanno invitato nuovamente il management dell’ente a presentare un progetto di sviluppo tempestivo. «La Fiera del Levante — attacca l’assessore Loredana Capone, che ieri ha incontrato i sindacati aziendali — si deve dotare al più presto di un piano industriale serio che indichi come uscire dalla crisi. Ho informato il presidente Cosimo Lacirignola anche della necessità di riallacciare rapporti industriali corretti con i dipendenti perché tutti devono lavorare per rilanciare l’ente espositivo».
Il faccia a faccia tra la responsabile dello Sviluppo economico e le rappresentanze unitarie di Cgil, Cisl e Uil, era stato chiesto proprio dai lavoratori in virtù della funzione di vigilanza esercitata dalla Regione. «Ai lavoratori non sono piaciute le parole pronunciate da Lacirignola — afferma Barbara Neglia, segretaria provinciale della Filcams Cgil — in merito alla carenza di professionalità dei dipendenti. L’assessora ha rassicurato i presenti sul cambio di atteggiamento del presidente e già il prossimo 16 novembre potremo incontrarci con il management. Speriamo che non si prosegua sulla strada del contrasto altrimenti metteremo in campo azioni forti di protesta. Ma credo che non si arriverà allo scontro».
Capone attende il documento di rilancio per definire il regolamento attuativo della legge di riordino del sistema fieristico pugliese (numero 2 del 9 marzo 2009). Una normativa che all’articolo 11 indica il termine di 180 giorni per concludere la privatizzazione della gestione degli enti (pena il commissariamento). In verità la versione del piano industriale della Fiera denominato «Linee di interventi per la creazione di un nuovo posizionamento e definizione delle gui del i nes del piano di rilancio» (117 pagine commissionato dall’Alta dirigenza dell’Ente) è stato consegnato ai componenti del consiglio d’amministrazione che pare non l’abbiano gradito. «Una sorta di strategia generica e un riepilogo delle puntate precedenti», l’hanno definito. Tanto che si attende quantomeno una rimodulazione auspicata anche dai soci fondatori (con a capo il sindaco di Bari, Michele Emiliano, contrariato per i risultati negativi e per l’impossibilità di stanziare nuove risorse a causa dei tagli dei trasferimenti statali).
Tuttavia, il confronto si avrà nei prossimi giorni quando si terrà (il 22 o il 25 novembre) un Consiglio a cui parteciperanno i soci fondatori. Il buco di bilancio registrato nel 2009 è di 4,7 milioni. Poco meno della metà del valore della produzione. E c’è chi dice che senza correttivi il quadro economico possa degenerare fino a raddoppiare anche le perdite.