«Fiducia anche sulla previdenza»

30/06/2004




mercoledì 30 giugno 2004

Pagina 25 – Economia

Il premier non la esclude per i condoni.
Il governo blinda la riforma. Domani la terza finestra per le pensioni d´anzianità «Fiducia anche sulla previdenza»
L´annuncio di Berlusconi. Sindacati sul piede di guerra
Domani audizione delle parti sociali Epifani: "Pronti a dieci giorni di proteste"
RICCARDO DE GENNARO

ROMA – Il governo ricorrerà al voto di fiducia sulla riforma previdenziale anche alla Camera. Lo ha annunciato ieri da Bruxelles il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, il quale non ha precisato i tempi dell´iniziativa, che si prevedono comunque molto stretti. Berlusconi ha aggiunto che – dopo giustizia e pensioni – chiederà la fiducia anche per i condoni. A questo punto è evidente che il governo non intende dunque riaprire il «dialogo sociale». Anche le «colombe» di An e Udc, d´altronde, per motivi di opportunità politica, non hanno lavorato molto per impedire il voto di fiducia sulle pensioni: lo stesso ministro Alemanno, alfiere della destra sociale di An, si era limitato a una breve dichiarazione nella quale auspicava che non si dovesse arrivare alla fiducia. Niente di più.

Chi sperava che il risultato elettorale avrebbe consentito di riavviare i rapporti con i sindacati deve ricredersi: Cgil, Cisl e Uil dovranno accontentarsi di una semplice audizione alla Camera, domani in commissione Lavoro, senza speranza alcuna di vedere trasformati in emendamenti i loro appunti. Pierpaolo Baretta, segretario confederale Cisl, sostiene che l´obiettivo più urgente è ottenere garanzie sulla destinazione del Tfr nei fondi chiusi (di categoria), «insidiati» dai fondi aperti e dalle polizze individuali, ai quali il provvedimento di riforma previdenziale offre pari dignità circa la destinazione delle future quote di Tfr.


«La priorità deve essere assegnata ai fondi collettivi negoziali», dice Baretta. Il quale ricorda che questo era uno dei tre impegni assunti dal governo nell´ultimo incontro con le parti sociali a Palazzo Chigi. Il governo aveva garantito, infatti, anche l´abolizione della verifica del 2005, prevista dalla Dini, per l´adeguamento dei trattamenti pensionistici alle nuove aspettative di vita dei lavoratori (più lungo è il periodo di erogazione pensionistica più basso è l´assegno annuale), nonché l´aumento dei contributi delle categorie che oggi versano il 16-17 per cento, come gli autonomi e i collaboratori coordinati e continuativi. «Con il voto di fiducia quelle tre promesse vengono disattese – continua Baretta – come lo spiegherà il governo? Ha cambiato idea? Ha ceduto definitivamente alle compagnie di assicurazione e alla Confcommercio? Oppure intende proporci un´altra strada?».


La risposta dei sindacati al voto di fiducia è già decisa. Non sarà lo sciopero generale (lo si farà probabilmente in autunno, in occasione della Finanziaria), ma «una settimana, dieci giorni, di mobilitazione e di presidi in tutta Italia», ha detto ieri il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, confermando le decisioni delle segreterie unitarie di Cgil, Cisl e Uil. Protesta, intanto, anche il sindacato dei dirigenti d´azienda Cida, che segnala la presentazione, in Senato, di due emendamenti al disegno di legge sulla funzionalità della pubblica amministrazione per alzare a 70 anni l´età pensionabile dei dirigenti pubblici. Domani primo luglio, infine, si apre la terza finestra dell´anno per l´uscita verso la pensione di anzianità: potranno ritirarsi dal lavoro i dipendenti pubblici e privati che abbiano raggiunto almeno 57 anni di età e 35 di contributi o, in alternativa, abbiano versato almeno 38 anni di contributi entro il 31 marzo scorso, tre mesi prima. La prossima finestra è quella del primo settembre.