Fiat, volano le immatricolazioni «Ma senza incentivi niente ordini»

02/02/2010

Produzione ripresa e assemblee a ogni turno a Termini Imerese, in attesa dello sciopero di domani e dell’incontro di venerdì al ministero dello Sviluppo, da cui potrebbe emergere qualche dettaglio in più sulle proposte presentate per l’acquisizione dello stabilimento Fiat.
Arrivano intanto i dati della Motorizzazione relativi a gennaio: immatricolazioni in crescita del 30,4% per Fiat rispetto a un anno prima, quota di mercato stabile al 32,02% (a gennaio 2009 era del 31,99%). Le nuove auto vendute sono state 66.081. Dati clamorosi, che segnalano come gli incentivi alla rottamazione, scaduti a dicembre, continuino a trainare il mercato soprattutto per gli ordini rimasti ancora inevasi, oltre al fatto che il confronto è col disastroso gennaio 2009. Per i prossimi mesi, invece, le previsioni di Fiat sono nefaste. Del resto, non potrebbe essere altrimenti per un gruppo che si accinge a chiudere uno stabilimento, quello siciliano, entro il 2011, e che ha appena annunciato una nuova tornata di cassa integrazione per tutti i suoi dipendenti. Gli ordini raccolti a gennaio «sono stati inferiori del 50% rispetto agli ultimi mesi dell’anno scorso – dice una nota del Lingotto – e perfino più bassi di quelli registrati a gennaio 2009, quando la crisi aveva toccato il punto peggiore». «Evidente quindi – è il nucleo centrale della nota – che nei prossimi mesi le immatricolazioni saranno destinate a scendere sensibilmente». Morale: lo scenario è «solo apparentemente positivo».
IL RUOLO DEL GOVERNO
Domani, in tutti gli stabilimenti Fiat invariabilmente colpiti dalla cig per due settimane dal 22 febbraio, sciopero di 4 ore, che a Termini raddoppiano. Qui, dove l’azienda aveva sospeso per tre giorni l’assemblaggio della Lancia Y per la protesta degli operai della «Delivery mail», azienda dell’indotto (finita venerdì, dopo che è stata loro concessa almeno la cig), ieri la produzione è ripresa tra tensioni e forti preoccupazioni per il futuro. Unico elemento di novità, l’appello del Papa, che domenica ha richiamato al senso di responsabilità governo, imprenditori e lavoratori sui temi dell’occupazione citando Fiat e Alcoa di Portovesme. Venerdì allo Sviluppo si saprà se il governo intende cercare in extremis di giocare un qualche ruolo nella partita Fiat, oltre a quello di notaio. Anche perchè, lo ricorda il segretario Cisl Raffaele Bonanni, «il denaro pubblico non può venire dato a un’azienda che licenzia lavoratori e rimuove un intero sito, mentre è ragionevole sostenere che, se vengono mantenuti i posti di lavoro, allora i contribuenti, pur in tempi di crisi, possono essere disposti a rinunciare a qualcosa di loro».
Per ora il ministero dello Sviluppo continua l’esame dei sette progetti –ma nelle ultime ore se n’è aggiunto qualche altro – per Termini. Un piano è stato presentato dal finanziere siciliano Simone Cimino, presidente del fondo Cape Natixis, che con l’indiana Reva vorrebbe rilevare la fabbrica per farne un centro di assemblaggio di piccole vetture ecologiche. Interessati sarebbero anche un fondo cinese, un’azienda lombarda di autobus elettrici e una cordata di imprenditori di Siracusa. Ci sarebbe poi un complesso piano di imprenditori cinesi che vorrebbero rilevare tre fabbriche in Italia. E si è parlato pure di soggetti interessati alla trasformazione dello stabilimento in studios cinematografici e di un progetto di centro Ikea (contrari sia il presidente della Regione Sicilia, sia gli stessi lavoratori, perchè non ci sarebbe alcuna produzione). Ha invece smentito di avere presentato una proposta l’imprenditore Gian Mario Rossignolo.