Fiat, scontro Camusso-Marchionne Giallo sulla data del referendum

12/01/2011

TORINO – A poche ore dal voto di Mirafiori il clima si incendia. Dal palco dell´assemblea delle Camere del Lavoro di Chianciano, Susanna Camusso attacca Sergio Marchionne: «Insulta il paese, offende i lavoratori e può farlo perché c´è un governo tifoso che non interviene e anzi lavora per la divisione sindacale e la riduzione dei diritti». Da Detroit, dove partecipa all´apertura del Salone dell´auto, l´ad del Lingotto ribatte immediatamente: «Non si può confondere il cambiamento con un insulto all´Italia. Se insulto significa introdurre un nuovo modello di lavoro in Italia, mi assumo le mie responsabilità. Se vogliamo essere cittadini del mondo ed essere orgogliosi di essere italiani, accettiamo il cambiamento. Ma ha ragione il ministro Sacconi: se non faccio vetture che cosa volete che faccia a Mirafiori? A meno che non costruiamo un campo di calcio per farci giocare una terza squadra dopo Juventus e Torino».
Toni aspri che rendono l´idea della portata dello scontro di Torino e spiegano anche le difficoltà che ha incontrato ieri l´organizzazione del referendum. Un giallo durato tutta la giornata prima che in serata le segreterie nazionali della Fim e dell´Ugl chiarissero che «la data della consultazione non si sposta e rimane quella di venerdì 14». Ma l´ufficialità si avrà solo questa mattina perché ieri la Commissione elettorale si è divisa sulla opportunità di far slittare di tre giorni la consultazione, ufficialmente «per problemi tecnici». Era accaduto infatti che la Fim e l´Ugl avessero proposto uno slittamento mentre Fismic e Uilm si sono detti favorevoli a rispettare i tempi annunciati. «Non solo questioni tecniche – dice Roberto Di Maulo del Fismic – ma anche qualche mal di pancia che dovrebbe essere superato».
Se questi sono i problemi nel fronte del sì, in quello del no continua a tenere banco la divisione tra Cgil e Fiom sul «che fare» in caso di sconfitta al referendum di venerdì. Susanna Camusso dice chiaramente che «è importante ottenere il consenso fuori dalle fabbriche ma anche esserci dentro a costruire tutele, prospettive e nuove condizioni. Altrimenti diventiamo dipendenti da altri, dalla magistratura e dai suoi tempi». Da qui l´invito alla Fiom a riflettere sul fatto che «da fuori non si ricostruiscono le condizioni per ripartire» anche se «il referendum farà votare su materie indisponibili e non ci si può sottrarre alla battaglia del no». Secca la replica del leader dei metalmeccanici Maurizio Landini: «Dobbiamo far saltare l´accordo, renderlo non applicabile. Lavoreremo con tutta la nostra fantasia per raggiungere questo obiettivo. Non siamo di fronte a un semplice accordo separato ma a un accordo epocale che prevede risposte straordinarie». Dunque un altro no alla richiesta della Cgil per una firma della Fiom in caso di vittoria dei sì. La Fiom non esclude, in caso di sconfitta al referendum, di organizzare la sua presenza permanente di fronte ai cancelli. La Cgil lavora invece a un nuovo accordo con Cisl e Uil che garantisca la rappresentanza in fabbrica a chi raccoglie almeno il 5 per cento delle firme dei lavoratori.
Al voto di venerdì si arriverà con toni accesi che è difficile stemperare. Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti invitano Marchionne a fare la sua parte: «Sarebbe meglio che dosasse le parole». Della giornata tesa fa parte anche la polemica tra la Fiom e il capodelagazione della Fiat alle trattative, Paolo Rebaudengo: «Ha lasciato l´incarico a pochi giorni dal referendum e non verrà sostituito perché la Fiat non avrà più bisogno delle relazioni industriali», attacca Landini. «E´ in pensione e continuerà a ricoprire il suo incarico come consulente – replica la Fiat – quella della Fiom è una polemica strumentale e del tutto inconsistente».