Fiat, sciopero il 3 febbraio Scajola convoca le parti

15/01/2010

Nuovo tavolo al ministero dello Sviluppo economico per Termini Imerese. Pressato da opposizione e sindacati, il ministro Scajola l’ha convocato per il 29 gennaio, convinto che lo stabilimento palermitano della Fiat «debba rimanere un polo industriale e possa continuare a operare nell’ambito dell’automotive». Non per forza con il Lingotto, però. Nei giorni scorsi Scajola ha nominato una task force ministeriale diretta dal Capo Dipartimento Impresa e Internazionalizzazione, Giuseppe Tripoli, «con il compito di analizzare la situazione dello stabilimento e valutare le diverse proposte di utilizzo del polo industriale, sulla base dei contatti che i dirigenti del ministero hanno avuto nelle settimane scorse con imprese e soggetti potenzialmente interessati ». «Nei prossimi giorni – si legge in una nota del ministero – la task force avrà incontri con la Fiat e con altre realtà imprenditoriali nazionali e straniere».
SCIOPERO GENERALE
Intanto i sindacati hanno proclamato uno sciopero generale di quattro ore che il tre febbraio coinvolgerà tutti i dipendenti del gruppo. Fiom, Fim, Uilm e Fismic, hanno deciso la mobilitazione al termine della riunione che si è tenuta ieri a Roma. Il blocco della attività era nell’aria, ed è stato accelerato dalle dichiarazioni rilasciate dall’ad del Lingotto, Sergio Marchionne, all’Automotive world congress di Detroit. La chiusura di Termini «è irreversibile», ha ripetuto anche ieri dagli Usa il manager: «Lo stabilimento non è in grado di competere». Un ritornello che non lascia speranze al polo industriale termitano – che dal 2012 non assemblerà più le «Lancia Y» – e che ha scatenato prima gli scioperi spontanei in fabbrica, poi la manifestazione dei lavoratori che mercoledì si sono ritrovati davanti palazzo D’Orleans, sede della Regione Sicilia. Adesso lo sciopero di gruppo. Ieri a Detroit il numero uno della Fiat non ha riscosso solo applausi. Durante il suo intervento, per due volte è stato contestato per l’operazione Chrysler e le sue conseguenze sugli stabilimenti italiani.
BAMBINAIE
Il manager tira dritto, motiva le sue scelte come aziendaliste e attacca l’atteggiamento «da bambinaia» dei governi europei. La Fiat, ha detto, è «il maggiore investitore in Italia, ma non abbiamola responsabilità di governare il Paese». A livello mondiale, ha spiegato l’ad del Lingotto, «la nostra industria ha una capacità produttiva di 94 milioni di vetture all’anno, circa 30 milioni in più di quanto riusciamo a vendere». Circa un terzo di questa sovra capacità si trova in Europa, «perché i costruttori europei non chiudono le fabbriche». Per il manager la risposta degli Usa alla crisi dell’auto è stata molto più efficace rispetto a quanto hanno fatto i governi europei che si ostinano «a fare del settore automobilistico l’ultimo bastione del nazionalismo economico». «In Europa – ha specificato – continuano a comportarsi come bambinaie con le case automobilistiche nazionali, discriminando quelle degli altri paesi». Parole arroganti, offensive e intollerabili, per i sindacati ma anche per il presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo.
«Lo sciopero è solo l’inizio e riguarda tutti i lavoratori del gruppo, quindi circa 85mila persone», ha detto ieri il leader della Fiom-Cgil, Gianni Rinaldini. «Siamo un una situazione in cui Fiat continua a rilasciare dichiarazioni di chiusura rispetto a Termini Imerese e in una condizione di relazione sindacali pessime». Fiat, ha aggiunto il sindacalista, «assomiglia a una multinazionale Usa che comunica le decisioni e basta».