Fiat pride in piazza

16/07/2010

Il caldo africano non piega i tre operai licenziati alla Fiat di Melfi: ieri pomeriggio erano già 24 ore dall’inizio della protesta sulla Porta Venosina, e questa mattina – quando accoglieranno i colleghi in corteo provenienti dallo stabilimento di San Nicola – saranno stati già due giorni sul tetto. «Non abbiamo brandine, dormiamo nei sacchi a pelo – dice Giovanni Barozzino, uno dei delegati Fiom sulla Porta, con la voce visibilmente provata – Non c’è neanche un bagno: abbiamo chiesto al Comune di aprirne uno, ma finora nulla». Giovanni e Antonio Lamorte, l’altro rappresentante della Fiom, hanno ricevuto proprio ieri il telegramma che certifica l’avvenuto licenziamento. Così si aggiungono a Marco Pignatello, l’altra tuta blu messa alla porta dalla Fiat. Sono vittime, come Pino Capozzi, impiegato licenziato a Mirafiori, del giro di vite deciso dall’ad Sergio Marchionne. E se questa è l’Italia reale – ieri non sono mancati cortei in tutti i siti, oggi lo sciopero di 4 ore del gruppo – il circo mediatico non ha risparmiato battute sgradevoli, pronunciate da imprenditori, politici e sindacalisti. La presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, ha dato dei «sabotatori » ai tre di Melfi: «Le regole vanno rispettate, e in questo caso mi pare si tratti di vere e proprie iniziative di sabotaggio». Marcegaglia si riferisce all’accusa avanzata dalla Fiat, secondo cui i tre avrebbero ostacolato il percorso di un carrello robotizzato, e quindi impedito di lavorare a chi non scioperava con loro. La disputa sui carrelli robot Anche il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi sostiene la tesi del sabotaggio: «Ci sono stati episodi che, se veri, sono gravi: non si può impedire ad altri di lavorare e ai semi lavorati di circolare. Mi auguro che siano gli ultimi fuochi di un mondo che si esaurisce e che la lettera della Fiom significhi che dopo la tempesta possa tornare il sereno». Il leader Cisl Raffaele Bonanni ha paragonato la Fiat alla Fiom: commentando i licenziamenti, ha detto che «la Fiom sta facendo di tutto per creare confusione alla Fiat. Mala Fiat sbaglia a comportarsi come la Fiom dall’altra parte». Dulcis in fundo, le parole del segretario Uil Luigi Angeletti, che ha fatto capire di non scandalizzarsi affatto per i lavorato rimessi alla porta: «In Italia i licenziamenti sono vietati se non per giusta causa. Giusto? Vero?». Tornando ai problemi veri dei lavoratori, va segnalato che sia i tre sulla Porta Venosina, che tutti gli operai presenti il giorno dell’episodio del carrello, ritengono non veritiera l’affermazione secondo cui i colleghi licenziati avrebbero fermato il robot: «A testimoniarlo c’è una lettera firmata da tutte le Rsu, anche di Fim, Uilm e Ugl, dato che facevamo tutti insieme lo sciopero – dice Barozzino – E poi c’è un documento sottoscritto da tutti i 60 lavoratori presenti al corteo interno alla fabbrica. Va anche detto che di solito, durante gli scioperi, sia per motivi di sicurezza che di qualità dei prodotti, è la Fiat stessa a fermare quei robot: e infatti io non ricordo affatto che quel giorno fosse acceso, dato che la spia gialla della fotocellula era spenta e non lampeggiava». Lo stesso afferma Enzo Masini, responsabile Auto della Fiom: «Le ragioni
addotte dalla Fiat per i licenziamenti di Torino e Melfi sono strumentali. Del resto, quel particolare tipo di carrelli che si muovono in automatico, in occasione di scioperi vengono immediatamente bloccati dai responsabili operativi dell’azienda anche per evidenti motivi di sicurezza». «È come una quattordicesima» Anche a Torino ieri è stata una giornata agitata, con cortei e scioperi in tutti gli stabilimenti: «Sono ormai 6 giorni consecutivi che ci si ferma, e
qui non accadeva da una decina d’anni – dice Giorgio Airaudo, segretario Fiom Piemonte – Non solo a Mirafiori: anche alla Iveco, alla Cnh, alla Comau, alla Magneti Marelli. In alcuni casi abbiamo scioperato con Fim e Uilm, in altri separatamente: il che mi pare anomalo, dato che siamo tutti in piazza per aver ricevuto un premio di risultato pari a zero». A parte i licenziamenti, è infatti la questione del premio che mobilita: «Per i dipendenti Fiat è come la quattordicesima, presa giusto prima di partire per le vacanze: l’hanno sempre avuta, ogni anno – spiega Airaudo – Erano stati 1260 euro nel 2008, circa 600 nel 2009, e anche quest’anno si aspettavano almeno 600 euro. Il fatto che alla vigilia delle ferie la Fiat non eroghi neppure un euro, è non solo un segnale pesantissimo verso i lavoratori, ma anche un segno di non salute per l’azienda: non ha liquidi per erogare 600 euro ai suoi 70 mila dipendenti? E ricordiamo che oggi paga i fornitori a 250 giorni». Attacca la Fiat, soprattutto sui licenziamenti, pure il segretario Cgil Guglielmo Epifani: «Fiat sta sbagliando strada».