Fiat, Pomigliano newco Bersani: un grave errore

30/07/2010

Se qualche dubbio rimaneva, l’ultimo incontro l’ha spazzato via. Ora i sindacati lo sanno: Fiat fa sul serio. Dopo l’ultimatum lanciato mercoledì da Marchionne, che ha preteso di avere mani libere sul contratto nazionale dei metalmeccanici per mantenere le produzioni in Italia, ieri è toccato al capo delle relazioni industriali del Lingotto, Paolo Rebaudengo, mettere a fuoco i dettagli. DISDETTA IN STAND BY Prima con tutte le organizzazioni sindacali, alle quali è stata letta la disdetta dal ccnl delle tute blu. Per il momento la lettera è stata congelata e rimarrà nel cassetto per due mesi, in attesa che l’azienda e Confindustria – come convenuto nel faccia a faccia tra l’amministratore delegato Fiat ed Emma Marcegaglia – cerchino una soluzione intermedia per consentire deroghe al contratto senza provocare fratture in Federmeccanica. Ma intanto Cgil, Cisl e Uil sono avvisate: già è stata scritta. E nel frattempo verranno disdettati in tutto il gruppo gli accordi sul monte ore dei permessi sindacali, che risalgono al 1971, considerati eccessivamente permissivi. Poi, nella seconda riunione della mattinata, l’azienda ha incontrato i firmatari dell’accordo su Pomigliano, dunque esclusa la Fiom, ed ha ufficializzato che la newco non sarà iscritta a Confindustria. Da settembre 2011, quando partirà la produzione della nuova Panda, tutti i 5.200 lavoratori dello stabilimento, oggi in cig, saranno riassunti dalla società appositamente costituita per gestire l’accordo separato del 15 giugno. Saranno i primi del gruppo a non godere del contratto nazionale. Quelli che non accetteranno finiranno in mobilità. Ingoia il rospo la Fim-Cisl: «Finalmente sugli investimenti a Pomigliano siamo passati dalle parole ai fatti ». Sugli stessi toni la Uilm: «Partiremo a settembre da Mirafiori per raggiungere accordi che non saranno una fotocopia di quello di Pomigliano ». Dura, invece, la reazione della Fiom: «Le deroghe al contratto nazionale sono un terrenonon praticabile. L’azienda sta usando in modo spregiudicato la crisi per cambiare i rapporti di forza tra azienda e sindacati ». Molto critico anche il commento del segretario Pd, Pierluigi Bersani, che è tornato a difendere il contratto nazionale e a chiedere in merito una discussione parlamentare: «A proposito di newco, il rischio che la palla di neve diventi una valanga non è questione di questo o quel sindacato: è una questione politica e di governo. Quale Italia abbiamo in mente? Per mantenere l’industria dobbiamo forse portare l’Italia negli Stati Uniti o magari in Cina? Io credo fermamente che l’Italia debba rimanere in Europa e cercare la sua strada con riforme che non smantellino i pochi strumenti unificanti e coesivi che abbiamo, in un Paese che già tende drammaticamente a dissociarsi e a frantumarsi».