Fiat, Marchionne spacchetta Fabbrica Italia

30/11/2010


MILANO – Il debito di Fiat Industrial? «Azzerato entro la fine del 2013». Ferrari? «Manterremo la maggioranza ma tutto il resto ha un prezzo». Iveco? «Non è in vendita, non per meno di mille miliardi». Non esclude alcuna possibilità Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat, rispondendo alle domande degli analisti sul futuro del Lingotto dopo lo scorporo dell´auto dalle attività industriali del gruppo, operativo dal 3 gennaio. E parlando con loro di Fabbrica Italia dice: «Forse era un progetto troppo complesso, non so se sarà spacchettato e quindi gestito impianto per impianto, ma sono l´Italia e la Fiom a dover trovare una soluzione. Di certo non possiamo mettere a repentaglio la produzione industriale per conservare le tradizioni di un Paese». Ad ascoltarlo tutte le principali banche d´affari italiane, da Banca Imi a Centrobanca, da Banca Leonardo a Banca Akros, che hanno condiviso la stessa sensazione: «La situazione sembra fluida, forse troppo». Soprattutto sul fronte industriale dove gli obiettivi sono più ambiziosi di quelli di Fiat Spa. E in tanti hanno l´impressione che il gruppo sia alla ricerca di un partner per la parte di "construction equipment" di Cnh e per i veicoli pesanti di Iveco. Escluse, invece, operazioni straordinarie per le macchine agricole: «Siamo il numero due al mondo e l´acquisizione di Agco non avrebbe senso – ha detto Marchionne – creerebbe un problema di antitrust e di sovrapposizione di prodotti». Novità in arrivo, invece, per Mirafiori: l´obiettivo è trovare un accordo con i sindacati «a giorni, in settimana», ha detto Marchionne in serata parlando a un convegno.
Il manager italo canadese agli analisti ha parlato anche del futuro di Iveco fissando due punti fermi: Cina e Stati Uniti. La joint venture in Asia sarà la leva per guadagnare nuove quote di mercato in Africa, Medio Oriente e America Latina con l´obiettivo di «arrivare entro il 2014 a esportare 20mila veicoli l´anno». Il Nord America resta invece il tallone d´Achille di Iveco e per questo l´ad sta pensando a un accordo con un partner locale, sulla base di uno scambio tra tecnologia e piattaforme produttive. «I target su Fiat Industrial sono comunque molto conservativi», ha ribadito spiegando che all´inizio del 2011 il debito oscillerà tra 2 e 2,4 miliardi di euro, ma sarà azzerato entro la fine del 2013 quando l´ebitda arriverà a 3,3 miliardi.
Più cauta la posizione sul fronte auto «perché il 2011-2013 sarà un periodo di transizione», anche se le aspettative su Chrysler «sono ottime». E mentre a Torino veniva siglato un accordo per la fornitura a Opel di veicoli prodotti sul modello del Doblò, a Piazza Affari Marchionne ribadiva che Alfa Romeo non sarà ceduta «per meno di 20 miliardi» anche se più di un analista è convinto che «sarebbe pronto a venderla per un decimo». Più delicata la situazione di Ferrari. Se è certo che Fiat non abbia intenzione di controllare il 100% di Maranello è altrettanto chiaro che per il Lingotto il mercato sta sottostimando il valore del Cavallino. A queste condizioni non è quindi esclusa la Borsa, per la quale stanno già scendendo in campo diverse banche d´affari.