Fiat, licenziamenti annullati a Melfi

11/08/2010

Si allarga la compagine azionaria di Fiat Group: nel capitale entra Norges Bank, l’istituto centrale bancario di Oslo, con una partecipazione del 2,024%. Sul fronte sindacale, intanto, il giudice reintegra i tre operai licenziati dall’azienda a Melfi.
L’ingresso nel Lingotto di Norges Bank si apprende dagli aggiornamenti Consob e conferma l’interesse della banca centrale norvegese, che gestisce anche il fondo pensioni governativo del Paese scandinavo e che sui mercati agisce come una sorta di fondo sovrano, per l’Italia. Dall’inizio del 2010, infatti, è emerso oltre la soglia rilevante del 2% in diverse società quotate: l’istituto attualmente ha in portafoglio il 2,031% in Parmalat, il 2,05% in Atlantia, il 2,08% in Maire Tecnimont, il 2,033% in Basicnet e l’1,96% in Impregilo. La notizia è stata letta dagli operatori di Borsa come un segnale di fiducia di Oslo per la casa automobilistica torinese: il titolo Fiat a Piazza Affari ha guadagnato lo 0,7%, recuperando sulle vendite post-dati Chrysler.
A tener banco, però, è anche le reintegrazione dei tre operai licenziati il 13 e 14 luglio, per un presunto «sabotaggio della produzione». Erano accusati di aver ostacolato un carrello robotizzato che trasferiva pezzi di produzione ad altri colleghi che non si erano astenuti dal lavoro durante un corteo interno alla fabbrica il 6 luglio, organizzato per protestare contro l’aumento dei turni di lavoro. Secondo l’azienda ciò ha comportato un blocco all’attività del reparto di montaggio. Ora le tre tute blu orneranno in fabbrica su ordine del giudice del Lavoro Emilio Minio, secondo il quale il licenziamento era «sproporzionato e pertanto illegittimo», «obiettivamente idoneo a conculcare il futuro sereno esercizio del diritto di sciopero e a limitare l’esercizio dell’attività sindacale», in particolare della Fiom (due delle tute blu erano delegati dello stesso sindacato, il terzo un iscritto).
Il Lingotto non commenta, nell’attesa della notifica del provvedimento. I sindacati interpretano la decisione giudiziale. Duro il segretario generale dei metalmeccanici Cgil, Maurizio Landini, che parla di «una grande vittoria» che smentisce «i tanti sindacalisti, politici e ministri che hanno stupidamente parlato di atti di sabotaggio». La Cgil al dialogo: «L’ordinanza conferma come avessimo e come abbiamo ragione sul fatto che i diritti non possano essere messi in alternativa all’occupazione e dimostra che la Fiat può anche sbagliare. Noi siamo sempre a disposizione per riaprire un confronto che possa mettere in campo relazioni sindacali più leali e corrette».
Parla di «strada da battere del consenso e non della repressione», il segretario generale della Fim-Cisl Giuseppe Farina, secondo il quale «la sentenza di reintegro impone al Lingotto la necessità di definire rapporti nuovi con i sindacati, senza estremismi da entrambe le parti». Spiega infatti Farina che «questo vale per la Fiat e per la Fiom: la reazione dell’azienda, con i licenziamenti, è un’azione estrema che ha risposto a un analogo estremismo della Fiom».
Più articolata l’interpretazione del segretario generale della Uilm, Rocco Palombella. «Sentenza giusta», dice, ma «magra soddisfazione» aggiunge. «Si poteva adire alle vie giudiziarie senza mettere a ferro e fuoco lo stabilimento. In questo modo, ci abbiamo perso tutti, noi sindacati in termini di affidabilità, ma soprattutto i lavoratori».
«La decisione dell’ad di Fiat Group Sergio Marchionne – continua Palombella – di trasferire la produzione della nuova monovolume L0 in Serbia, anziché a Mirafiori e poi a Melfi, che era lo stabilimento più accreditato, parte da qui. Dai 15-20 giorni di blocco dello stabilimento, che hanno dissuaso il Lingotto da un forte investimento in Italia. Il tutto, per una sentenza che sarebbe arrivata comunque».