Fiat La Borsa premia il si. Rappresentanza la Cisl dice no alla Cgil

18/01/2011

Il referendum di Mirafiori, passa anche all’esame della Borsa: alla riapertura settimanale delle contrattazioni l’ascesa dei titoli del Lingotto è continuata più o meno con gli stessi ritmi registrati all’indomani della scissione. Fiat ha chiuso con un progresso dello 0,7%, superando per la prima volta dallo spin off, la soglia degli 8 euro e segnando un prezzo finale di 8,05 euro. Ancora più forte il rialzo di Fiat Industrial, in rialzo del 2,87% a 9,85 euro. Dallo spin off a inizio anno le due società separate hanno guadagnato il 16% rispetto all’ultima chiusura a fine anno 2010 della Fiat unica.
«Il futuro è completamente aperto e dipende da noi», ha ribadito Sergio Marchionne. In un’intervista, realizzata in occasione del salone di Detroit e pubblicata dal giornale polacco
”Reczpospolita” ha spiegato che dal successo della ”Ypsilon” dipende il futuro del marchio Lancia: «Questa vettura deve essere perfetta sotto ogni aspetto. E sappiamo ormai che l’unione tra stilistica italiana e qualità polacca è positiva. All’inizio vogliamo produrre un po’ sopra 100.000 Ypsilon all’anno, ma tale produzione sarà incrementata».
Il fronte sindacale intanto appare meno infuocato. Gli sforzi di Cgil e Fiom sono tutti concentrati sullo sciopero del 28 gennaio (anticipato di un giorno sulla piazza di Bologna). L’organizzazione dei metalmeccanici è intenzionata a ricorrere alla magistratura contro l’intesa dello stabilimento torinese e nei prossimi giorni convocherà la Consulta giuridica per decidere tempi e modi del ricorso. Archiviata la discussione sulla ”firma tecnica” che aveva diviso la categoria dalla confederazione dopo che anche Susanna Camusso si è schierata sulla stessa linea delle sue ”tute blu”. Comunque non c’è alcuna possibilità che la trattativa possa essere riaperta. Il ministro del Welfare Sacconi ha formalizzato il ”no” (che è anche della Fiat), e le altre organizzazioni sindacali non prendono neppure in considerazione tale ipotesi: «Non c’è alcun tavolo da riaprire».
«Ma i lavoratori non possono restare fuori dalle fabbriche», ha insistito più volte il leader della Cgil e ieri ha avviato l’operazione ”recupero” inviando a Cisl e Uil (per conoscenza a Confindustria) una lettera, con allegata bozza di proposte, per invitarle ad una rapida discussione sulle nuove regole della rappresentanza che dovrebbe, tra l’altro, impedire l’estromissione delle sigle che non firmano i contratti e favorire un progressivo riavvicinamento con le altre confederazioni e l’associazione degli industriali. Ma dalla Cisl è già arrivata una bocciatura: la Cgil propone forme di assemblearismo che svuoterebbero il ruolo dei sindacati: per un dialogo serio bisogna ripartire dal protocollo del 2008.