Fiat, i sindacati pronti a trattare Masui diritti non si deroga

11/06/2010

L’attesa di Pomigliano è fatta di silenzi carichi di tensione, di mobilitazioni lanciate col passaparola, di attivi sindacali saltati per improvvise indisponibilità, e di altri vertici convocati in tutta fretta tra Napoli e Roma per evitare nuove, pericolose, lacerazioni del tessuto unitario. ‘A fabbrica, come la chiamano qua, è ormai un luogo metafisico; si discute del suo futuro, ma su tavoli lontani. Dentro, è vuota: solo una decina di amministrativi alle scrivanie, linee di produzione ferme, cassa integrazione a poco più di 800 euro al mese per il resto. E l’incubo che possa rimanere così per sempre: archeologia industriale come Bagnoli, o Napoli Est. La vigilia del D-day di Pomigliano diventa allora la somma più o meno esatta di speranze tenute precauzionalmente a bada, disillusioni striscianti, indifferenza, come se in ballo non ci fossero 700 milioni di capitale privato e il futuro di 15 mila famiglie. E solitudini sindacali: se firmano subito, succede un quarantotto tra la base; se non firmano, passeranno per quelli che hanno sputato in un piatto straricco in tempi di crisi nera. I segnali contrastanti cominciano di prima mattina: salta l’attivo unitario delle Rsu, per indisponibilità della Uilm, ma è subito rimpiazzato, nel primo pomeriggio, da un vertice di tre ore tra le segreterie regionali delle quattro sigle impegnate nella trattativa con i vertici del Lingotto.«Abbiamo posizioni
articolate – riassume Giovanni Sgambati, numero uno della Uilm – e con quelle ci presentiamo al tavolo romano. Ma saremo comunque in grado di dare risposte esaurienti e trasparenti alla controparte. Poi, la mia idea è che si debba trattare ad oltranza: da viale dell’Astronomia si può uscire anche fra tre giorni, o quattro, ma con un accordo». Del documento presentato martedì da Marchionne la Fiom, con un documento della segreteria nazionale, è disposta a digerire flessibilità e utilizzo degli impianti, ma la parte che tocca l’esigibilità del contratto, con alcuni diritti costituzionalmente garantiti (vedi alla voce scioperi) messi in discussione viene giudicata irricevibile. I soliti falchi? «Macché: Fiat sta offrendo una sponda al governo per iscrivere lo Statuto dei Lavoratori», sbotta Stefano Birotti, delegato Fiom e cassintegrato come tutti gli altri, mentre accompagna il figlio alla scuola di calcio: «Sono le ultime ore che posso dedicare alla famiglia, devo prepararmi a forme di lotta dure, a partire da domani». PRESIDIO A ROMA Sotto la canicola delle tre delpomeriggio, mentre a Napoli comincia il vertice delle segreterie, si fa la conta di chi ci sarà, stamattina a Roma: partenza alle 5 dal piazzale dai cancelli dello stabilimento. Alla fine, la Cgil riesce a riempire due pullman «perun presidio attivo sotto la sede del negoziato»,ma Uilm, Fim e Fismic si dissociano. «In realtà ci muoviamo lungo un cuneo sottilissimo: la fabbrica è chiusa da 19 mesi e manca del tutto la pressione dello stabilimento pieno», argomenta Sgambati, che fa esercizio di filologia: «Il testo di Marchionne è stato definito dagli stessi vertici Fiat conclusivo, non definitivo. Devo spiegare la differenza tra i due termini?». Su un punto, Sgambati e Birotti concordano: «Sembra quasi che di questa trattativa non freghi niente a nessuno. Tacciono le istituzioni locali, tace la politica, gli intellettuali si sono defilati elegantemente ». E, nel giorno più lungo di Pomigliano, la solitudine del sindacato fa perfino più paura della fabbrica vuota.