Fiat, i paletti di Bonanni «Il contratto non si tocca»

26/07/2010

E Bossi sul caso Mirafiori-Serbia: bisogna trattare con l’azienda
ROMA — Via libera alla nuova società per il sito Fiat di Pomigliano ( newco) ma il contratto nazionale dei metalmeccanici non si tocca. A due giorni dall’incontro, a Torino, sul caso Mirafiori tra il gruppo automobilistico e i sindacati, mediato dal ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, detta le sue condizioni, prendendo le distanze dal progetto che in questi giorni viene attribuito alla Fiat. Si tratta dell’ipotesi secondo cui l’azienda, guidata da Sergio Marchionne, proporrebbe per la newco di Pomigliano un contratto aziendale (sul modello di quello adottato dalla nuova Alitalia) e la disdetta di quello nazionale dei metalmeccanici prima della sua scadenza, nel 2012, quando lo stesso verrebbe sostituito da un contratto solo per il settore auto. L’obiettivo sarebbe quello di evitare ricorsi sindacali, soprattutto della Fiom Cgil, basati sul contratto dei metalmeccanici, cui l’accordo di Pomigliano deroga. La Fiat terrebbe a tal punto a questo progetto, da essere pronta a sfilarsi dalla Confindustria, l’iscrizione alla quale obbliga al rispetto del contratto nazionale.
Ma su questo punto Bonanni pare irremovibile: «Sulla newco non c’è problema, giacché la stessa Fiat che ha più punti di produzione in Italia, ha più società di produzione. Il problema — prosegue Bonanni —, qualora esistesse, ma al momento non ne sappiamo niente, è se, dopo gli accordi, tirassero fuori proposte di questo tipo: nuovi contratti e così via. Noi, lo dico subito, non saremmo mai d’accordo a superare l’attuale contratto nazionale». I motivi sono presto detti: «Primo: ci abbiamo messo molto per farlo, abbiamo avuto l’opposizione della Cgil, e in particolare della Fiom, e quindi non abbandoneremo questo contratto. Secondo: esso ha una scadenza, che ha valore di disdetta allorché ambedue le parti che l’hanno sottoscritto riterranno liberamente di scioglierlo. Se lo facesse da sola Fiat, sarebbe una decisione sbagliata e sleale nei nostri confronti ma non avrebbe alcuna efficacia qualora ci fossero forti contenziosi verso la magistratura. Di fronte a una rescissione unilaterale, noi non daremo mai il consenso». Insomma per Bonanni la sfida oggi è «accorpare più contratti possibili, anziché scorporarli», in caso contrario Marchionne «finirebbe per dare un segnale perfetto a coloro che hanno organizzato in tutti imodi reazioni sfasciste al progetto Panda per Pomigliano».
E sul contratto interviene anche il vicesegretario generale della Cgil, Susanna Camusso, secondo cui «tutte le ipotesi contrattuali non sono mai state in deroga al contratto nazionale. Non vedo alcuna ragione che porti alla non applicazione del contratto nazionale che non sia una ragione di riduzione dei diritti dei lavoratori».

Sull’incontro di mercoledì il ministro delle Riforme, Umberto Bossi ha detto: «Bisogna trovare un equilibrio, (Fiat, ndr) può anche andarsene ma a noi fa un grosso danno: i posti di lavoro chi ce li dà? Bisogna trattare insieme con la Fiat», la quale «chiede soldi ai governi, e adesso il governo serbo gliene dà di più, così va dove il costo del lavoro è più basso». E, a questo proposito, il segretario della Uil, Luigi Angeletti, ha precisato: «Nella trattativa con Fiat il governo italiano non può mettere sul tavolo nulla, perché non ha risorse. E poi bisogna farla finita con la leggenda per cui Fiat è un’azienda assistita».