Fiat ferma le macchine Sciopero in tutto il gruppo

03/02/2010

È di nuovo sciopero alla Fiat, quattro ore in tutti gli stabilimenti, otto a Termini Imerese, su cui pende la spada di Damocle della chiusura e dove sono previste iniziative anche fuori dai cancelli, cui parteciperà il segretario Fiom Cgil Gianni Rinaldini. Ad ingrossare le fila della protesta nazionale anche alcune decine di lavoratori occupati in uno stabilimento della Magneti Marelli in Germania, in sciopero contro le annunciate iniziative di delocalizzazione. A Modena all’inizio dei vari turni di lavoro, verranno effettuati presidi in quattro fabbriche del gruppo Fiat della provincia emiliana: Ferrari, Maserati e due stabilimenti della Cnh. Chi si trova in cassa integrazione, come i lavoratori di Pomigliano d’Arco, della Fma di Pratola Serra (Avellino), dell’Iveco di Brescia e di Suzzara (Mantova), sciopererà nei prossimi giorni, una volta ripresa l’attività.
MADE IN ITALY
Mal’attesa è soprattutto per Termini, con i suoi 2mila lavoratori (indotto compreso) a rischio, la prospettiva di una desertificazione industriale, e i progetti di riconversione presentati da alcune cordate finanziarie che appaiono perlopiù fantasiosi, e di cui si discuterà nell’incontro al ministero dello Sviluppo già fissato per venerdì (mentre i Verdi propongono la produzione di autobus ecologici, tram e tramvie, utilizzando gli 8 miliardi stanziati per il ponte sullo Stretto di Messina). Benzina sul fuoco, Fiat Serbia ha dato il via a mille assunzioni nello stabilimento serbo di Kragujevac, dove dal 2011 dovrebbe essere prodotta una nuova supercompatta. «Una scelta discutibilissima, che indigna soprattutto i siciliani», commenta il sindaco di Termini Salvatore Burrafato. In questi giorni di passione per gli operai, spiega il sindaco, appena uscito da una incontro in Regione sulla cassa integrazione per gli operai della Delivery Email (l’azienda di pulizie i cui lavoratori sono rimasti per giorni sul tetto, per protestare contro la risoluzione dell’appalto) «ci sembra quantomeno scorretto liquidare la produzione e mettere su un impianto in un posto poco lontano dove il costo del lavoro è sicuramente un quinto di quello di Termini ». «La cosa più singolare di questo ragionamento – continua Burrafato – è che l’azienda si faccia bella definendosi il meglio del made in Italy nel mondo. Ed è assurdo anche continuare a parlare di ecoincentivi ». Quanto ai lavoratori della Delivery, la Cgil resta convinta che «Fiat debba assumersi le sue responsabilità prendendo in carico questi lavoratori», come dice Pippo di Natale della segreteria regionale. Anche la Cisl, che in passato ha sempre difeso l’operato dell’ad di Fiat Sergio Marchionne, adesso definisce «anomalo» e «irresponsabile » l’atteggiamento su Termini Imerese, comedice il segretario Raffaele Bonanni, che sulla scelta di chiudere si augura un «ripensamento».
In attesa dello sciopero, si è mobilitato anche il centro sociale di estrema destra Casapound, che con un blitz notturno ha «sigillato» con nastro bianco e rosso un centinaio di concessionarie Fiat in oltre 40 città, da Torino a Palermo, circondandole di striscioni con le scritte «Fiat odia l’Italia», e «Salviamoi lavoratori e la produzione italiana, non la dirigenza».