Fiat, Epifani attacca Marchionne “In Germania lo avrebbero cacciato”

27/10/2010


Vendola: dal manager toni spocchiosi. Marcegaglia: basta scontri
ROMA – Marchionne sotto l´attacco della politica e dei sindacati. A due giorni dall´intervista televisiva rilasciata a Fabio Fazio sono ancora le parole dell´ad del Lingotto a tenere banco. La bordata più dura arriva dal leader della Cgil, Guglielmo Epifani, che parla in mattinata a un´iniziativa promossa dalla minoranza moderata della Fiom: «Che cosa sarebbe successo se in Germania l´amministratore delegato di un grande gruppo avesse parlato in televisione e non davanti al suo comitato di sorveglianza? In Germania lo avrebbero cacciato». Una posizione che tradisce il fastidio della Cgil per la scelta di Torino di portare nella piazza televisiva lo scontro con il sindacato «in una vertenza che si finisce per fare in televisione. La ricomposizione di un tavolo con la Fiom – si chiede il leader della Cgil – è più facile o più difficile dopo questa esposizione mediatica?».
Questo è esattamente il punto della questione: quanto è ancora possibile recuperare un rapporto tra la Cgil e la Fiat? E attraverso quali strade si può cercare di ricucire? Per il momento il clima è rovente e la politica non aiuta. Dopo l´attacco di Fini lunedì è toccato ieri ad Antonio Di Pietro per il quale l´ad del Lingotto «deve smetterla di ricattare gli italiani e di scaricare le responsabilità del fallimento dell´azienda sui lavoratori». Per Nichi Vendola invece «il fenomeno Marchionne diventa vittima della sua audacia intellettuale. Le cose che ha detto sono venate di una specie di insensibilità nei confronti della Patria, ha usato toni e argomenti spocchiosi». Matteo Colaninno del Pd si chiede invece «perché la famiglia Agnelli non ha assunto in questa vicenda il ruolo di protagonista».
Ma è sul versante economico sindacale che la discussione sulle dichiarazioni di Marchionne diventa più interessante. Il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, difende l´ad del Lingotto e attacca implicitamente il governo: «Non capisco gli ipocriti che si scandalizzano. Lo sanno tutti che nessuno investe in Italia e che il paese va male». Poi chiede alla Fiat di «presentarsi alle istituzioni e dire: questo è il nostro progetto, lo confermiamo». Favorevoli a un intervento del governo anche la Cgil e la Fiom: «Il 4 novembre Marchionne incontrerà il nuovo ministro dello sviluppo – dice Airaudo della Fiom – e dunque ci sono le condizioni per un tavolo generale con governo e sindacati». La Cgil osserva con Epifani che «qualunque governo europeo avrebbe aperto un tavolo su una vicenda come quella Fiat». Contrari all´intervento del governo si dicono invece i sindacati firmatari dell´accordo separato di Pomigliano. «Al momento non servono tavoli con il governo, aspettiamo una convocazione dalla Fiat», taglia corto Bruno Vitali della Fim. Più duro il leader della Uilm, Rocco Palombella per il quale il coinvolgimento del governo sarebbe addirittura «ininfluente». Per Di Maulo, dal Fismic, «non è indispensabile». La strategia è quella di continuare a replicare l´accordo di Pomigliano anche negli altri stabilimenti Fiat con il risultato di lasciare nell´angolo sia la Fiom che la Cgil. Uno scenario che con una trattativa generale e l´intervento di un ministro come Romani potrebbe modificarsi. Anche perché a fare da pontiere tra Fiat e Cgil c´è Emma Marcegaglia: «La contrapposizione continua non risolve i problemi – dice la leader degli industriali – e richiamiamo la Fiom, che è un grande sindacato, a tornare a sedersi al tavolo. In altre parti la Fiom sta venendo incontro alle esigenze degli imprenditori, è importante che lo faccia anche con Fiat».
Parole importanti nel mezzo di una giornata al calor bianco. L´unica nota in controtendenza per il Lingotto sembra essere il risultato condotto tra i telespettatori di Sky che nel 74 per cento dei casi hanno apprezzato l´intervista di Marchionne a Raitre.