Fiat: e arriva il primo sciopero europeo

14/11/2002



            24 novembre 2002


            ECONOMIA


            E arriva il primo sciopero europeo

            Mobilitazione dei lavoratori del gruppo anche in Olanda, Portogallo, Germania e Polonia

            Lina Palmerini


            ROMA – Sulla vertenza Fiat arriva anche lo sciopero europeo. Il 27 novembre a Bruxelles la federazione europea dei lavoratori metalmeccanici deciderà la proclamazione di una mobilitazione di tutti i dipendenti del gruppo torinese per il 13 dicembre. Non solo in Italia ma anche in Olanda, in Portogallo, in Germania e in Polonia si fermeranno gli stabilimenti coinvolti da una crisi che viene giudicata dal comitato aziendale europeo (Cae) Fiat come «la più grave della storia dell’azienda e la più preoccupante per le conseguenze sui lavoratori dell’auto, del suo indotto e degli altri settori del gruppo nei vari Paesi». Un atto di sostegno e solidarietà al sindacato italiano ma non solo. C’è anche la preoccupazione che la crisi si allarghi sugli altri siti industriali del Lingotto e che future partnership internazionali portino a un nuova riorganizzazione del personale. Ma la carta dello sciopero europeo può essere giocata nel modo più lieve, essere cioè solo una mera testimonianza dell’esistenza di strutture sindacali europee come i Cae o come la Federazione dei meccanici (Fem), oppure essere il primo passo per conquistare spazi di negoziato più ampi. Potrebbe cioè diventare l’opportunità per il sindacato europeo di sperimentare forme di collaborazione e di contrattazione allargata in un contesto che non è più solo quello nazionale. L’opzione put della Fiat nei confronti di General Motors tira in ballo la tedesca Opel e proprio sulle partnership internazionali nuove, che mettono in discussione gli attuali assetti, un’azione sindacale europea trova un terreno fertile di sperimentazione. Nella riunione che in questi giorni si è tenuta a Marentino, i comitati aziendali europei della Fiat hanno soprattutto sottolineato questo aspetto: «Sollecitiamo formalmente il sindacato metalmeccanico europeo che metta in condizione i rappresentanti sindacali di fabbrica, i sindacati dei vari Paesi, di negoziare tutti i piani di ristrutturazione di tutti i settori con l’obiettivo primario del mantenimento dell’occupazione». Non è un debutto. L’ultimo sciopero europeo c’è stato all’Alcatel lo scorso 3 ottobre mentre lo scorso 12 giugno c’è stato lo "stop" dei cieli europei con la mobilitazione dei controllori di volo. Ma la vertenza Fiat mette insieme più elementi di novità: oltre la riduzione del personale, c’è in ballo la fusione con altre multinazionali con sedi europee (come il caso di Gm), coinvolgendo dunque lavoratori che sono di aziende diverse dislocate su vari Paesi europei. «È urgente un risanamento aziendale in vista dell’opzione put del 2004 – spiegano i Cae sollecitando lo sciopero europeo del 13 dicembre – poiché una fusione, alle attuali condizioni, creerebbe nuove e più gravi difficoltà, sia per i lavoratori Fiat sia per quelli General Motors». Insomma, trovare una formula sindacale europea su una vertenza come quella della Fiat è un banco di prova per strutture come i Cae o come il Fem: potrebbero restare nelle seconde fila ma anche appropriarsi di una forza negoziale inedita. L’enfasi che il sindacato spesso mette sulla dimensione europea è infatti ridimensionata dai fatti. Lo dimostra la fatica della Ces (confederazione sindacale europea cui aderiscono anche Cgil, Cisl e Uil) su terreni più politici, come la difesa dei diritti, l’assetto dei mercati del lavoro. Uno dei primi scioperi europei proclamati dalla Ces risale al ’97 per sollecitare la Commissione a una «vera politica per l’occupazione». Ora però i posti di lavoro a rischio si contano.