Fiat e Alcoa, appello del Papa «Tutelare i posti di lavoro»

01/02/2010

Appello di Benedetto XVI, ieri dopo l’Angelus, alla Fiat e all’Alcoa in difesa dei posti di lavoro e delle famiglie coinvolte: «Serve senso di responsabilità di tutti: imprenditori, lavoratori, governanti». Il Papa ha fatto riferimento ai casi di Termini Imerese e Portovesme. Favorevoli i commenti dei sindacati. Il ministro Sacconi: «Tocca al management, spesso ben remunerato anche in tempo di crisi, riprogettare i destini aziendali a misura delle persone». A Bergamo un operaio disoccupato di 36 anni si dà fuoco e muore.
Pochi giorni fa, era stato il vescovo Mariano Crociata, segretario generale della Cei, a parlare di questo «dramma», invitando ad «accogliere il grido» di chi perde il lavoro e delle loro famiglie, «dobbiamo incoraggiare perché il lavoro sia mantenuto e se possibile accresciuto». Un intervento richiamato ora dal Papa: «Mi associo all’appello della Conferenza episcopale italiana, che ha incoraggiato a fare tutto il possibile per tutelare e far crescere l’occupazione, assicurando un lavoro dignitoso e adeguato al sostentamento delle famiglie».
Non è certo la prima volta che Benedetto XVI interviene sul tema. Nell’enciclica, in particolare, ammoniva che «il primo capitale da salvaguardare e
CITTÀ DEL VATICANO — La parola chiave è «responsabilità», termine ricorrente nella sua Caritas in veritate, l’enciclica sociale sul mondo globalizzato. «La crisi economica sta causando la perdita di numerosi posti di lavoro, e questa situazione richiede grande senso di responsabilità da parte di tutti: imprenditori, lavoratori, governanti».
Benedetto XVI, dopo l’Angelus, parla a difesa dei posti di lavoro e delle famiglie coinvolte, invita a «fare tutto il possibile per tutelare e far crescere l’occupazione». E, cosa non frequente, cita casi concreti: «Penso ad alcune realtà difficili in Italia, come ad esempio Termini Imerese e Portovesme». Parole subito accolte da tutti i sindacati e riprese dal ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi: «Tocca alle imprese esprimere quella responsabilità sociale che deve indurre valorizzare è l’uomo, la persona, nella sua integrità», richiamava «la necessità di una più ampia "responsabilità sociale" dell’impresa», e tratteggiava a caratteri vividi la situazione di chi rischia il posto: «Quando l’incertezza circa le condizioni di lavoro, in conseguenza dei processi di mobilità e di deregolamentazione, diviene endemica, si creano forme di instabilità psicologica, di difficoltà a costruire propri percorsi coerenti nell’esistenza, compreso anche quello verso il matrimonio. Conseguenza di ciò è il formarsi di situazioni di degrado umano, oltre che di spreco sociale».
Chiaro che le parole di ieri, in un momento così delicato, abbiano dominato il dibattito. Il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, si augura che «possano scuotere le coscienze di tutti», Luigi Angeletti della Uil spera «non cadano nel vuoto», Susanna Camusso della Cgil considera: «Non si può fare finta che la crisi sia finita». Il ministro Sacconi dice che alle istituzioni spetta «scoraggiare i licenziamenti e mettere a disposizione ammortizzatori sociali», incalza la «responsabilità» delle imprese ed usa toni caustici sui dirigenti: «Tocca al management, spesso ben remunerato anche in tempo di crisi, esprimere autentica capacità di riprogettazione dei destini aziendali a misura delle persone». E mentre Claudio Scajola, ministro dello Sviluppo economico, assicura che «il governo è già fortemente impegnato a tutelare il sistema industriale italiano per garantire i posti di lavoro», il leader del Pd Pierluigi Bersani chiede all’esecutivo di riferire in Parlamento, «non è accettabile che il governo continui a minimizzare il problema, dopo aver raccontato per mesi che la crisi era psicologica, passeggera, e l’avevamo ormai alle spalle».