Fiat: «Dopo Termini in Italia nessuna fabbrica a rischio»

11/02/2010

Oltre a Termini Imerese, e alla Cnhdi Imola, «nessun altro stabilimento italiano è in pericolo ». Parola di Sergio Marchionne, ieri a Torino per i «Confindustria awards for excellence Andrea Pininfarina 2010». Il numero uno della Fiat ha commentato la scelta dei ministri dell’Unione europea di non concedere altri aiuti al settore dell’auto: «Capiamo le ragioni e le condividiamo. Noi guardiamo al futuro, lavoriamo sul mercato, andiamo fuori dall’Italia e stiamo lavorando dappertutto ». Con Putin Infatti oggi potrebbe essere in Russia, a firmare insieme al primo ministro Putin la joint venture tra la casa torinese e la russa Sollers. Un’intesa per la produzione di 500mila auto all’anno sulla piattaforma Fiat-Chrysler del valore di 2,4 miliardi di dollari. L’accordo ha conquistato anche il plauso di Scajola, che ieri a Torino ha detto: «Fiat è giunta all’accordo con Chrysler per merito del suo management, dei suoi lavoratori, dei suoi prodotti e anche grazie all’appoggio, nel tempo, del governo, che l’ha sempre considerata un patrimonio fondamentale del Paese». «Questo governo – ha aggiunto il ministro – ritiene la Fiat un patrimonio fondamentale del Paese, di cui andare sicuramente fieri». Pace fatta, quindi. Il botta e risposta dei giorni scorsi su Termini e sugli incentivi è acqua passata. Peccato per il tempo perso. «Se questo Paese fosse capace di fare squadra, di fare sistema, sarebbe una delle nazioni più grandi del mondo per crescita e sviluppo», ha commentato con rammarico il presidente Luca di Montezemolo: «Purtroppo non è così ». Marchionne però ha anche avvertito che senza aiuti Fiat venderà in Italia 350 mila vetture. Una frenata che avrà «ripercussione sugli altri stabilimenti» con un probabile ricorso ad altra cassa integrazione. «Ma la gestiamo», ha rassicurato. Mentre per quanto riguarda lo stabilimento siciliano, per il quale Scajola ha parlato di diverse offerte, il numero uno del Lingotto ha precisato di non aver chiuso le porte a nessuno ma di non aver visto ancora nulla. In serata poi il ministro ha annunciato che «a breve la Fiat, con una lettera, metterà nella piena disposizione lo stabilimento perchè possa avere uno sviluppo industriale».«C’èun problema su Termini Imerese – ha commentato la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia – ma l’azienda se ne farà carico per prima per risolverlo». Bisogna però capire che «anche le aziende sane hanno bisogno di fare ristrutturazione.
Bloccarle sarebbe sbagliato, perchè vorrebbe dire tenere in vita stabilimenti non produttivi.
Dobbiamo quindi favorirle, certamente preoccupandoci del loro impatto sociale».Ma per Gianni Rinaldini, segretario Fiom, tutto questo è finzione: «Quello che sta succedendo con Termini Imerese è un pezzo del processo di cambiamento del gruppo Fiat che vede l’Italia empre più marginale», dice il sindacalista al congresso Uilm. «Non vedere questo è pura miopia». Dello stabilimento siciliano si tornerà a parlare al tavolo del 5 marzo