Fiat, crollo delle vendite a luglio: -36% e i sindacati frenano sul contratto dell´auto

03/08/2010

TORINO – Non accadeva dall´autunno 2005, dai mesi difficili della crisi che rischiò di portare la Fiat alla chiusura, quando la cura Marchionne non era ancora riuscita a creare uno dei più clamorosi turn around della storia industriale italiana. È da allora che i marchi del Lingotto non scendevano sotto la soglia psicologica del 30 per cento del mercato nella Penisola. Ieri, complice la fine dell´effetto incentivi che ha penalizzato soprattutto il gruppo torinese, Fiat, Alfa e Lancia tutte insieme si sono fermate al 29,1 per cento, nonostante l´ottima performance della Giulietta che ha immatricolato 22 mila esemplari consentendo al marchio del Biscione di perdere meno del mercato. Dunque in Italia la casa torinese torna indietro di cinque anni. «Dodici mesi fa – spiegavano ieri sera al Lingotto – Fiat aveva beneficiato della presenza nella gamma di molti modelli a basso impatto ambientale che potevano usufruire degli incentivi».
Cessato il sostegno di Stato, a soffrire di più sono stati i marchi che maggiormente si erano avvantaggiati un anno fa. Come la Fiat che aveva fatto il pieno soprattutto con le utilitarie a metano, che usufruivano del massimo degli incentivi. Così in un mercato che è crollato del 26 per cento, i marchi del gruppo torinese sono crollati di più perdendo quasi il 36 per cento (il 35,81) nel confronto con il luglio del 2009. Questo spiega la perdita di quota di mercato e la discesa sotto la soglia psicologica del 30 per cento. E spiega anche perché il marchio Fiat (quello che si rivolge ad un pubblico popolare) ha perso di più (- 39 per cento) rispetto agli altri due del gruppo torinese. Per lo stesso motivo crescono o perdono meno del mercato marchi come Bmw (più 12 per cento), Volkswagen (più 0,5) Audi (meno 13) e Mercedes (meno 10). Meglio di Fiat, pur nel crollo del mercato, fanno concorrenti come Citroen (meno 16) e Opel (meno 13).
Un quadro drammatico che, secondo le previsioni del Centro Studi Promotor di Bologna, «potrebbe portare il mercato italiano a chiudere il 2010 a 1,9 milioni di auto vendute», sotto la soglia dei 2 milioni. Nei primi sette mesi di quest´anno infatti il calo complessivo è stato solo dell´1,48 per cento rispetto allo stesso periodo del 2009. Ma bisogna considerare che fino ad aprile si è ancora fatta sentire la coda dell´effetto incentivi. Si prevede invece che a fine anno il calo del mercato italiano sarà intorno al 12 per cento. Non vanno meglio le cose nel marcato dell´usato che, nonostante la crisi di quello delle auto nuove, è riuscito a perdere oltre il 3 per cento.
Tornare agli incentivi dunque? Lo chiedono a gran voce i commercianti del settore paventando la perdita, in caso contrario, di circa 15 mila posti di lavoro. Ma ieri i sindacati sembravano poco propensi a raccogliere il grido di dolore dei concessionari: «Non c´è bisogno di nuovi incentivi che drogano il mercato», dicevano ieri, per una volta all´unisono, Masini (Fiom) Di Maulo (Fismic), Farina (Fim) e Palombella (Uilm). Tutti i sindacati chiedono invece «una politica industriale del governo che sostenga la ricerca e l´industria italiana». Fim e Uilm hanno confermato che sono in corso contatti con Federmeccanica per studiare un nuovo contratto riservato ai dipendenti del settore auto: «Sono in corso contatti telefonici», ha confermato ieri Farina alle agenzie di stampa. Ma alla Fim non piace l´idea di un contratto sperato: «Più che di un contratto dell´auto – dice Farina – preferiremmo discutere di come rendere flessibile il contratto dei metalmeccanici adattandolo alle specificità del settore auto».