Fiat, contratto da alleggerire Sì a un tavolo con Marchionne»

04/10/2010

ROMA — Alla vigilia dell’apertura della trattativa (oggi pomeriggio) tra imprese e sindacati confederali sul «patto per la competitività» proposto dalla Confindustria e dell’incontro tra la Fiat e i sindacati dei metalmeccanici (domani) sul progetto «Fabbrica Italia», la parte moderata della Fiom-Cgil, gli «epifaniani» guidati da Fausto Durante, lancia segnali di dialogo in più direzioni.
La Fiom è davanti a un bivio: deve decidere se fare l’accordo con la Fiat o restare fuori dalle fabbriche quando, alla fine del 2011, scadrà il contratto del 2008, l’ultimo che avete firmato.
«Noi della minoranza della Fiom (che rappresenta il 27% dell’organizzazione, ndr) pensiamo che con la Fiat si debba azzerare questo muro contro muro ed entrare nel merito del piano industriale dell’amministratore delegato, Sergio Marchionne. Chiedere a lui garanzie sulla fattibilità e sulle ricadute del piano sui singoli stabilimenti. Marchionne vuole produrre 280 mila vetture all’anno in uno stabilimento come Pomigliano? Noi diciamo che può farlo senza le deroghe al contratto. E su questo possiamo fare l’accordo».
Ma poi chi garantisce alla Fiat che venga rispettato, se la Fiom sciopera contro i sabati di straordinario?
«Se la Fiom raggiungesse un accordo con Marchionne, non farebbe sciopero contro quanto sottoscritto».
Scusi, ma se le deroghe al contratto nazionale, come dice il recente accordo tra la Federmeccanica e i sindacati (tranne la Fiom), si possono fare solo con accordi tra le parti, dov’è il problema?
«Che anche se ci fossero le migliori intenzioni, di fatto, pezzo dopo pezzo, si finirebbe per cancellare il contratto nazionale, strumento di tutela per i più deboli».
Ma forse la necessità di derogare deriva anche dal fatto che, come dice Marchionne, il contratto è la somma di una stratificazione quarantennale di norme.
«Che il contratto dei metalmeccanici sia diventato un’enciclopedia è vero. Su questo Marchionne sfonda una porta aperta. Se si tratta di alleggerirlo e semplificarlo siamo pronti, ma non con la scorciatoia dei diritti a geometria variabile».
Lei crede che la Fiom guidata da Maurizio Landini sia pronta a tornare al tavolo?
«Io dico che deve tornare al tavolo, perché non si può pensare che la Fiom si possa reggere solo sul conflitto. Sono convinto che se Marchionne eviterà altre forzature ideologiche, Landini troverà il modo di raggiungere l’intesa». Lei crede? «Guardi nella Fiom ci stiamo interrogando su un paradosso. In tutte le altre categorie la Cgil ha firmato i contratti e non ci sono deroghe. Nei metalmeccanici, dove la Fiom è rimasta fuori dal contratto, abbiamo invece le deroghe. Questo significa che dobbiamo chiederci se la nostra azione di lotta sia efficace, senza indulgere ad autocompiacimenti».
Marchionne l’altro ieri ha fatto un discorso dagli accenti politici, chiamando tutti a condividere obiettivi comuni. Passerà in politica?
«No, Marchionne è un imprenditore che ha a cuore lo sviluppo della Fiat. Ma lui sa che, oltre agli indicatori della ricchezza prodotta, c’è un indice che contribuisce più di ogni altro al raggiungimento degli obiettivi: se gli operai la mattina sono "contenti" di andare in fabbrica. Possono esserlo se si sentono parte di un progetto condiviso».