Fiat, conti «eccellenti» e stime al rialzo. Invece Fabbrica Italia resta in sospeso

22/10/2010

«Un convento apparentemente ricco e monaci poveri». Per sintetizzare l’emozionante giornata della Fiat, fatta di conti più rosei del previsto, revisioni al rialzo delle stime di fine anno, grandi aspettative per l’America, e la solita ennesima frenata sul progetto Fabbrica Italia, al leader Cgil Guglielmo Epifani basta una battuta. Poche parole per contrapporre un Lingotto che macina ricavi, rallegrando gli azionisti e la Borsa, ai «monaci lavoratori » sottoposti al ricatto di nuove condizioni contrattuali e al sacrificio della cassa integrazione.
PREVISIONI AL RIALZO Sono le contraddizioni del moderno modello produttivo. Da un lato i risultati «eccellenti», parola dell’amministratore delegato Sergio Marchionne, segnati da Fiat nel terzo trimestre, che hanno convinto il gruppo a rivedere gli obiettivi per il 2010: si conta di raggiungere ricavi superiori ai 55 miliardi di euro (rispetto ai 50 annunciati in precedenza), un utile dalla gestione ordinaria di almeno 2 miliardi (da 1,2), un utile netto di circa 0,4 miliardi (dalla precedente previsione di break-even) eun indebitamento industriale leggermente sotto i 4 miliardi (da oltre 5). Numeri che permettono al Lingotto di non preoccuparsi, anche se «il primo trimestre2011 sarà debole per il settore auto visto il periodocon cui si confronta».E che entusiasmano Piazza Affari, dove i titoli Fiat hanno chiuso sui massimi di dicembre del 2008, mettendo a segno un rialzo del 4,44% a 12,24 euro e trascinando la holding di casa Agnelli, Exor, a più 3,44%. Si comprendono facilmente, dunque, gli entusiasmi internazionali di Sergio Marchionne, che assicura che «il mercato dell’auto in America latina supererà quello europeo nei prossimi anni» e già si prepara a «rivedere al rialzo i target 2010 di Chrysler», nel cui capitale Fiat conta di salire al 35% entro il 2011. Meno comprensibile, invece, la persistente prudenza sul progetto nazionale da 20 miliardi di euro noto come Fabbrica Italia: «Finchénon risolviamo i problemi, non possiamo certo procedere con gli investimenti. Spero di poter realizzare il progetto Fabbrica Italia,manon possiamo aspettare per sempre» è tornato a ripetere l’ad, chiedendo la piena governabilità degli stabilimenti e lamentando in caso contrario «un’occasione persa, ma noi dobbiamo anche cercare soluzioni alternative».
FABBRICA ITALIA IN STAND-BY Parole che certo non sono piaciute alla Fiom: «I risultati del trimestre sono costruiti sul sacrificio dei lavoratori, che hanno fatto, fanno e faranno cassa integrazione, sui risparmi realizzati con il mancato pagamento del premio di luglio e sull’assenza di investimenti su nuovi prodotti » sottolinea il responsabile del settore auto, Giorgio Airaudo. «I sacrifici dei lavoratori andrebbero ricambiati con una maggiore trasparenza sugli impegni in termini di tempi e prodotti, che consentano l’uscita dalla crisi anche ai salari dei lavoratori e non solo alle trimestrali. Servono risultati per i lavoratori, modelli e occupazione senza ulteriori sacrifici». Molto diversi i toni usati dal segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni: «Sono dati positivi, dovremmo avere un’abbondanza di dati come questi per capire che stiamo uscendo dalla crisi». Ancora più ottimista il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, secondo cui non c’è alcuna incompatibilità tra il miglioramento dei risultati di gestione della Fiat e la decisione di abbandonare uno stabilimento in Italia (Termini Imerese) odi trasferire parte della produzione in Serbia (la nuova monovolume L0): «Non mi sembra si possa dire che il gruppo non abbia mantenuto gli impegni presi».