Fiat, Chrysler e Volkswagen Modelli e tutele a confronto

31/01/2011

«Va bene, la Fiat ha imposto il referendum su Mirafiori, il cui risultato va comunque accettato, però adesso il re è nudo. Ora tocca a Marchionne dimostrare che ci mette i soldi, che ci sono dei nuovi modelli, che gli operai potranno veramente compartecipare agli utili se non contribuire alle decisione aziendali». Cesare Damiano, capogruppo dei democratici in Commissione Lavoro alla Camera, parla alla vigilia di un importante appuntamento.
Oggi pomeriggio alle 18, presso la sala conferenze del Pd a Roma, si svolgerà un seminario di approfondimento che assume anche una valenza di grande attualità,comesuggerisce il suo argomento: “Il settore dell’auto nella globalizzazione tra tutele e competitività. Tre casi a confronto: Fiat Chrysler e Volkswagen”. «Con questa iniziativa – spiega Damiano – vogliamo uscire fuori dalla trincea e capire come stanno veramente le cose. E per farlo occorre occuparsi della realtà all’interno delle fabbriche d’automobili, confrontare gli orari di lavoro, gli stipendi, le forme di compartecipazione e di codecisione degli operai all’impresa, e così via dicendo». In quest’ambito, la scelta dei luoghi produttivi dove concentrare il focus non è naturalmente casuale: «Quel che accade in Chrysler è importante sia perché si tratta ormai di una controllata della Fiat, sia perché rappresenta un diverso ed importante modello di rapporti fra sindacato ed azienda, quello americano. Quanto a Volkswagen, si tratta di una realtà industriale dell’auto in Europa che si potrebbe immaginare molto simile a quella torinese, ed invece, come verrà evidenziato durante il Seminario, sta diventando un modello sempre più distante, purtroppo in meglio, da quel che si sta concretizzando in Fiat».
I FONDI PENSIONE USA
All’incontro odierno parteciperanno esperti e protagonisti del mondo del lavoro automobilistico, quali Giuseppe Berta, storico dell’industria e professore all’università Bocconi, e Francescantonio Garippo, consigliere di fabbrica del più grande stabilimento tedesco di Volkswagen, quello di Wolfsburg. «Dalla documentazione che verrà analizzata e discussa – dice Damiano – emergono delle profonde differenze fra la situazione in Chrysler e quella tedesca,
però conunimportante denominatore comune, il coinvolgimento degli operai nei risultati aziendali, cosa che manca del tutto in Italia. Negli Usa questo avviene tramite la partecipazione azionaria all’azienda del sindacato, e quindi dei lavoratori, attraverso i fondi pensione. Un meccanismo che può assumere grande importanza, se è vero che in Crysler il sindacato è di fatto il primo azionista». Quanto a Volkswagen, il coinvolgimento degli operai ha radici antiche e solide: «In Germania il meccanismo di codecisione e compartipazione è stabilito da leggi varate nel primo dopoguerra, con i lavoratori che fanno parte di un Comitato di vigilanza attraverso il quale passano tutte le decisioni strategiche. Certo, in Volkswagen non si sciopera più da molti anni e per farlo serve un referendum con l’assenso del 75% dei dipendenti. Ma a fronte di ciò siamo di fronte ad un gruppo dove gli operai lavorano meno rispetto alla Fiat, guadagnano di più, e ciò non impedisce all’azienda di essere fortemente competitiva nel mondo e di sfornare molti nuovi modelli. In Italia, invece, l’unica questione rilevante sembra essere quella della ridefinizione dell’orario di lavoro e delle garanzie degli operai. Mi sembra ci sia qualcosa che non torna…».