Fiat, altri tre licenziamenti si estende il fronte degli scioperi

15/07/2010

TORINO – Altri tre licenziamenti (uno annunciato e due in arrivo di delegati Fiom), questa volta a Melfi, ovvero nella ex fabbrica modello della Fiat. Si aggiungono a quello del delegato Fiom di Mirafiori e sempre a carico di iscritti al sindacato metalmeccanici della Cgil. L´accusa: aver bloccato durante un corteo un carrello impedendo agli altri di lavorare. La reazione dei lavoratori contro questi i provvedimenti del Lingotto si salda a quella per il mancato pagamento del premio di risultato, minacciando di trasformare l´estate Fiat del 2010 in un a stagione di scontri come non se ne vedevano da anni. Si estende il fronte degli scioperi e, almeno per la parte riguardante il premio, coinvolge anche i firmatari dell´accordo separato di Pomigliano, cioè Fim, Uilm, Fismic che hanno proclamato una fermata di due ore. Nel pomeriggio di ieri, i tre lavoratori di Melfi colpiti dal provvedimento, sono saliti sulla Porta Venosina, monumento del centro storico della città. Mentre a Torino un corteo della Fiom, al quale ha partecipato il lavoratore licenziato di Mirafiori ha raggiunto il Lingotto.
«La Fiat sta determinando una tensione sociale di cui non se ne sente il bisogno in una fase difficilissima di crisi», ha scritto in una nota la segreteria confederale della Cgil, accusando l´azienda di usare metodi autoritari per coprire la sua «incapacità di gestire una situazione complicata in cui l´unica soluzione potrebbe essere rappresentata dalla ricostruzione del dialogo col sindacato».
A questo dialogo punta anche la lettera aperta della Fiom a Sergio Marchionne. Distribuita tra i lavoratori ieri in corteo, la lettera è di fatto una risposta al messaggio dei giorni scorsi dell´ad del Lingotto. In essa la Fiat viene invitata a un confronto «senza filtri e finzioni mediatiche». «Anche noi siamo consapevoli della gravità della crisi che stiamo attraversando» scrive la Fiom, osservando che è profondamente ingiusto far pagare solo ai lavoratori «l´assenza di una politica industriale che si protrae fin dagli anni Sessanta».
Questa ricerca del dialogo, è stata giudicata un «passo positivo» dalla presidente di Confindustria Emma Marcegaglia per la quale però sarà difficile ritornare indietro sull´accordo per Pomigliano. Del resto, con i licenziamenti e la vertenza del premio i rapporti tra la Fiat e i sindacati, che si erano fortemente incrinati dopo il referendum di Pomigliano, si sono ulteriormente deteriorati. L´azienda ieri ha fatto sapere che non pagherà il saldo annuo del premio di risultato ma si limiterà a versare regolarmente la quota mensile di cento euro. «I conti sono presto fatti», è stata la replica di Giorgio Airaudo che tra qualche giorno diventerà membro della segreteria nazionale Fiom per il settore Fiat. «Con la Cig un operaio di Mirafiori ci ha rimesso dall´inizio dell´anno a oggi un migliaio di euro e altrettanti li perderà entro fine 2010. Se si aggiunge il mancato premio arriviamo a 2.600 euro, quasi due mesi di salario scomparsi nel nulla». I sindacati lasciano anche intendere che dietro questa decisione potrebbe esserci una forte carenza di liquidità dell´azienda. Una considerazione alla quale il Lingotto obietta che, rispetto ai tempi dell´arrivo di Marchionne a Torino, quando venne pagato un premio pur in presenza di forti difficoltà aziendali, oggi si è aggiunta una crisi che impone una gestione attenta delle risorse.