Fiat a Detroit:sabato vertice con Berlusconi e Marchionne

08/02/2011

Bisognerà aspettare sabato mattina per sapere cosa voleva dire esattamente Marchionne quando ha lasciato intendere di un possibile trasloco della sede centrale del Lingotto da Torino a Detroit,dopo la fusione con Chrysler. Le rassicurazioni riportate nelle ultime ore dal ministro Sacconi, e le ipotesi su una Fiat a più centri direzionali, in Italia non hanno tranquillizzato nessuno. Anzi, hanno alimentato le polemiche. Il numero uno del Lingotto arriverà venerdì dagli States e il giorno dopo, a oltre un anno dall’ultimo vertice, sarà a palazzo Chigi con Berlusconi, Gianni Letta, Tremonti, Sacconi e Romani, a discutere del famoso,ma in realtà poco conosciuto piano «Fabbrica Italia». Lo ha annunciato ieri sera Paolo Romani: «Chiederemo a Marchionne di rimanere in Italia con una grande iniziativa industriale», ha detto il titolare dello Sviluppo economico, che ha aggiunto di aver già sentito al telefono il numero uno del Lingotto: «Si è parlato di 20 miliardi ma si è parlato anche di automobili costruite in Italia, della permanenza nel nostro Paese della progettualità della strategia industriale». «Il settore automobilistico – ha detto il ministro – tra diretto e indotto rappresenta in Italia il10% del Pil nazionale ed è quindi per noi un pilastro fondamentale ». Alla Fiat proporremo «un percorso condiviso con istituzioni e parti sociali, quantomeno quelle che a loro volta vogliono condividere», ha aggiunto il ministro del Lavoro Sacconi. Parole che non convincono Susanna Camusso, tornata a sostenere la necessità di una «grande mobilitazione » del Paese. E alla Fiom, che da tempo invoca lo sciopero generale, la leader della Cgil ha detto: «Non serve proclamare lo sciopero generale oggi e nemmeno tra qualche giorno. Serve sapere che quando potremo farlo lo faremo grande». Mentre riferendosi al tavolo di sabato, Camusso ha commentato: «Mi pare siaunincontro che avviene molto in ritardo rispetto alle nostre richieste ». Ad ogni modo, «mi aspetterei che se c’è un confronto sul piano Fabbrica Italia della Fiat fossero convocate anche le organizzazioni sindacali ». Anche perché, conclude la sindacalista, «non mi sembra che ci siano state sinora buone prove dell’efficacia del governo nei confronti di questa azienda nell’ottenere conoscenza degli impegni e di quali sono le prospettive». Meno duro il leader della Cisl Raffaele Bonanni, che ammette di aver provato qualche «fastidio » per l’atteggiamento di Marchionne, masi dice convinto che finora «tutti i profeti di sventura sono stati smentiti, a Pomigliano e a Mirafiori ».