Fiamm, Alenia e le altre crisi

20/11/2002





20 novembre 2002

Fiamm, Alenia e Rimoldi-Necchi, le altre crisi

Biglieri (Federmeccanica): la cassa integrazione è cresciuta del 53%

      ROMA – Non c’è solo la Fiat. Mentre istituzioni, partiti e sindacati sono concentrati sugli 8.100 operai della casa automobilistica in esubero ci sono decine di migliaia di lavoratori che rischiano il posto (in alcuni casi lo hanno già perso) spesso senza disporre neppure degli «ammortizzatori sociali» (cassa integrazione e mobilità) riservati alle imprese industriali con più di 15 dipendenti e a quelle del commercio con più di 50 addetti. I metalmeccanici della Cisl (Fim) hanno calcolato che solo nella Lombardia i lavoratori coinvolti da crisi aziendali sono circa 10 mila, 2 mila in più degli esuberi Fiat. Oltre 300 le aziende in crisi, di cui 27 hanno già chiuso lasciando senza lavoro più di 600 dipendenti. In Brianza l’Alcatel ha annunciato 600 esuberi. L’Italtel, continua la Fim-Cisl, ha 200 dipendenti in cassa integrazione straordinaria, altri 200 ne ha la Bosch. La Rimoldi Necchi (Legnano) è in amministrazione controllata e i 263 operai, la scorsa settimana, quando hanno appreso che non c’erano i soldi per gli stipendi, hanno occupato la fabbrica, costringendo il liquidatore a uscire dall’ufficio scortato dai carabinieri. Il settore «va male», ha confermato ieri il direttore della Federmeccanica, Roberto Biglieri, aggiungendo che nei primi 8 mesi del 2002 il ricorso alla cassa integrazione è aumentato del 53%. Pesa il calo delle esportazioni, soprattutto verso la Germania. Fattore che, per esempio, ha messo in crisi una delle più note aziende mobiliere brianzole, la Mobilgirgi di Cantù (che in passato aveva sponsorizzato una forte squadra di pallacanestro), che ha annunciato la chiusura.
      La crisi morde anche i settori avanzati. Alla Alenia Spazio, la cassa integrazione ha colpito 2.500 dipendenti, molti dei quali ingegneri e tecnici specializzati. La Fim calcola che nel comparto della impiantistica telefonica ci sono già 8 mila lavoratori di 24 aziende in cassa integrazione straordinaria. Nel credito, gli esuberi sono 18.500.
      Nel Sud non c’è solo la «bomba sociale» di Termini Imerese. La situazione è drammatica per 1.300 lavoratori dei negozi Gum, Tarantini ed ex Standa di Puglia, Calabria e Sicilia, controllati da Cedi Puglia. Che ha chiesto la mobilità per tutto il personale e ha deciso la chiusura di oltre 20 negozi. Anche ieri i lavoratori hanno bloccato la stazione di Foggia. In Abruzzo, la Fiamm, che produce batterie per autoveicoli, ha messo in mobilità 130 lavoratori su 400. Sono intanto partiti i preavvisi di licenziamento per ben 16 mila addetti alle pulizie scolastiche affidate da alcuni anni anche a cooperative e imprese private. Nella Finanziaria non ci sono gli stanziamenti per assicurare la prosecuzione del servizio, denunciano le aziende. Ma qui, probabilmente, una soluzione arriverà con un emendamento da 250 milioni di euro. Stessa cosa dovrebbe avvenire per il settore marittimo dove, in mancanza degli sgravi per le imprese di cabotaggio, ci sarebbero 15 mila posti di lavoro a rischio. Più difficile risolvere il resto.
Enrico Marro


Economia
Aziende in difficoltà

Solo in Lombardia sono circa 10 mila gli operai del settore metalmeccanico colpiti da crisi aziendali e soggetti agli ammortizzatori sociali (cassa integrazione, mobilità e disoccupazione).

Sono 2.500 i dipendenti dell’Alenia Spazio interessati alla cassa integrazione negli stabilimenti di Roma, Torino e L’Aquila. Tra loro moltissimi ingegneri e tecnici specializzati.

Circa 1.300 dipendenti dei negozi Gum, Tarantini ed ex Standa di Puglia, Calabria e Sicilia senza lavoro (finiranno in mobilità) dopo la decisione del gruppo Cedi di chiudere la rete di esercizi commerciali