Ferri, le prime ammissioni

09/12/2003

BARI

SABATO 6 DICEMBRE 2003

 
 
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Ferri, le prime ammissioni

C´è una pista politica, indagini anche sul ministero
          IFabio Melcarne chiarisce alcuni punti del suo rapporto con gli imprenditori. Oggi sarà ascoltato di nuovo

          l manager avrebbe effettuato passaggi illeciti di denaro dalle aziende
          Rimane in carcere Roberto Tarricone il coratino gestore della contabilità

          GIULIANO FOSCHINI


          TRANI – Quattro ore di interrogatorio. E una novità: il fulcro dell´inchiesta Ferri potrebbe spostarsi dalle complesse truffe economiche ai palazzi della politica. Fabio Melcarne, l´ex amministratore delegato dell´Arepo considerato dall´accusa "il grande regista della stangata", è stato ascoltato ieri mattina in carcere del pubblico ministero Antonio Savasta e dal giudice per le indagini preliminari, Michele Nardi. Un lungo colloquio in cui Melcarne, spiegano i suoi legali Mario Malcangi e Nicola Giorgino, si è "detto estraneo ai fatti e ha chiarito la sua posizione". Secondo il pm, Melcarne sarebbe prima stato complice e poi carnefice di Riccardo Ferri, trasformandolo così da truffatore a truffato. Il manager, apparso durante la fase più grave della crisi del gruppo e da subito investito di cariche dirigenziali molto importanti, avrebbe effettuato passaggi illeciti di denaro da aziende del gruppo Ferri alla Melcarne&soci, la ditta di cui è maggiore azionista. "Non c´è stata nessuna irregolarità", insistono gli avvocati. Ieri Melcarne ha anche spiegato il senso della chiacchierata telefonica con un amico intercettata dagli inquirenti qualche giorno dopo l´arresto dei tre commissari giudiziali, nella quale diceva testualmente: "Riccardo Ferri era venuto ad Arepo per dire: c´è bisogno di soldi per pagare i commissari". Gli avvocati sminuiscono la faccenda: "Parlava per sentito dire. Erano semplicemente chiacchiere da bar".
          Mentre gli inquirenti sono intenzionati a battere proprio questa pista. Anche perchè Melcarne nel suo interrogatorio fiume ha raccontato sulla vicenda particolari ritenuti molto interessanti ai fini giudiziari. Ora bisognerà trovare riscontri. Bisognerà capire se Ferri ha effettivamente corrotto i periti. "Al momento non abbiamo prove di movimenti finanziari", disse il giorno degli arresti il pm Savasta. Che subito dopo tenne però a precisare come l´operazione "fosse soltanto la punta dell´iceberg dell´inchiesta". Ma cosa c´entra la politica? L´ipotesi è che i Ferri avessero contatti diretti con il ministero dell´Industria, lo stesso che ha nominato i commissari e con cui i periti chiaramente avevano un rapporto di reciproca fiducia. Al momento dell´arresto di Santoro, Mariani e Lazzoni il gip Nardi sottolineò nell´ordinanza come la relazione contenesse fatti così insussistenti che verosimilmente i tre commissari si sentivano immuni da qualsiasi tipo di controllo. Da notare anche come il tribunale fallimentare di Milano avesse nominato gli stessi commissari per seguire il passaggio all´amministrazione straordinaria di due società del gruppo, la Ferri s.r.l. e la Ferri s.p.a. Passaggio che i giudici milanesi ammisero "seguendo una giurisprudenza bizzarra", ha sottolineato il procuratore capo Nicola Barbera. Il Tribunale di Milano non aveva nemmeno la competenza per decidere: semplicemente acquisendo un atto alla camera di commercio, i giudici si sarebbero immediatamente accordi che la Ferri s.r.l. aveva sede a Bitonto. E che la Ferri s.p.a. di fatto svolgeva la sua attività a Corato. Tornando agli interrogatori, tante sono state le contraddizioni in cui sono caduti gli imputati. Sono stati concessi gli arresti domiciliari a Savino Leone, tenutario delle scritture contabili. Rimane in carcere, invece Roberto Tarricone, il coratino gestore della contabilità e dei rapporti finanziari e contrattuali delle società infra-gruppo, considerato dagli investigatori una figura assai di spicco nell´economia della vicenda. Fabio Melcarne sarà ascoltato anche stamattina.

          La replica di Arepo in una nota
          Il nuovo gestore "Siamo estranei a questa vicenda"

          L´Arepo Spa, l´azienda che da marzo 2003 gestisce il marchio Ferri e parte della rete commerciale, «è un entità assolutamente indipendente dal gruppo Ferri» è assolutamente estranea ai fatti che un paio di giorni fa hanno portato all´arresto di otto persone nell´ambito di indagini per bancarotta fraudolenta e truffa e al sequestro cautelativo di tutte le società del gruppo.
          Arepo Spa – si sottolinea in una nota – «è controllata da un gruppo di imprenditori solidi ed affermati ciascuno nel proprio campo di riferimento; nella fattispecie la quota all´epoca sottoscritta da Vito Ferri rappresenta oggi appena il 10% e non ha alcun rilievo ai fini gestionali e operativi». «Ciò – si aggiunge nella nota – è immediatamente verificabile a qualsiasi livello di pubblicità, legale (tribunale e/o registro delle imprese) o commerciale (clienti e fornitori) che sia».

          IL RETROSCENA
          Meale incontra il pm Savasta
          Agostino Meale, ordinario di diritto amministrativo all´università di Lecce, nominato dalla procura custode giudiziale dei beni posti sotto sequestro, ha incontrato ieri il pubblico ministero Antonio Savasta. "Al momento non posso dire molto sulla situazione societaria del gruppo Ferri, perché insieme ai miei due collaboratori, gli avvocati Filippo Panizzolo e Beniamino Di Cagno, stiamo ancora esaminando le carte". Una cosa però è già certa: "Il nostro intento principale sarà quello di rimediare alla precedente cattiva gestione nell´unico interesse di tutelare i lavoratori".