Ferrara. Niente contratto, niente spesa

16/11/2007
    venerdì 16 novembre 2007

      Pagina 15 – Cronaca

        Niente contratto, niente spesa:
        la protesta del commercio

          Domani lo sciopero del settore privato con l’invito ai cittadini a disertare gli acquisti

          Silvia Siano

            Stop alla spesa. Domani si fermano i dipendenti del commercio privato, per intenderci cassiere, commesse, magazzinieri, allestitori, aderenti ai sindacati confederali Cgil Filcams, Cisl Fisascat e Uil Uiltucs. Con lo sciopero e l’invito a non fare la spesa, i sindacati intendono rivendicare la rottura delle trattative con Confcommercio per il rinnovo del contratto nazionale scaduto a dicembre.

            «Le motivazioni di Confcommercio per la rottura delle trattative – spiega Natale Finchi segretario di Cgil Filcams – sono pretestuose, perché si basano su un presunto aumento del costo del lavoro pari al 9%, quando al contrario il governo ha emanato una serie di norme per ridurre il cuneo fiscale».

            La chiusura di Confcommercio, secondo le tre sigle sindacali, è ancor più grave se valutata riguardo ad altri settori del commercio, che fanno capo a Confesercenti e alla Distribuzione cooperativa, che stanno invece proseguendo le trattative. «Il commercio privato – prosegue Jario Luis Attanasio segretario di Fisascat Cisl – occupa a livello nazionale oltre 3,5 milioni di persone, il 70% sono donne spesso impiegate con contratti a termine o part-time, frutto non di una scelta volontaria, ma imposta dall’alto».

            Due le richieste dei sindacati: continuare a discutere con ConfCommercio il merito della piattaforma e portare a casa un aumento salariale mensile lordo di 78 euro. «La richiesta – conclude Giorgio Zattoni segretario provinciale Uil Uiltucs – non è onerosa, se si pensa che un quarto livello del contratto del commercio privato, l’inquadramento più frequente, guadagna in media mille euro al mese. L’aumento che proponiamo non è altro che un adeguamento al costo della vita, in un momento in cui continua ad aumentare la pressione fiscale, anche locale, alle famiglie».