Ferrara. «La Bennet non rispetta i diritti dei lavoratori»

10/03/2005

    giovedì 10 marzo 2005

      Ferrara: Cgil, Cisl e Uil disdicono l’accordo di «avvio di esercizio» per protestare contro la catena commerciale presente con tre ipermercati
      «La Bennet non rispetta i diritti dei lavoratori»
      Marco Zavagli

        FERRARA «Stanno calpestando i diritti dei lavoratori». Parole forti quelle di Giorgio Zattoni, segretario provinciale della UilTucs di Ferrara, per indicare chi è sottoposto sul luogo di lavoro a indiscriminati e ricattatori provvedimenti disciplinari; chi è vessato da turni la cui durata e programmazione non viene né programmata né concordata; chi si vede negare le ferie maturate nei periodi di malattia o infortunio; chi subisce violenze verbali e non può reagire.

          Sono queste le «preoccupanti denunce», che i sindacati ferraresi hanno visto piovere nei mesi scorsi nelle proprie sedi da parte di dipendenti Bennet. «Nonostante le tante segnalazioni che abbiamo ricevuto – denunciano le segreterie confederali di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil -, da parte dell’azienda abbiamo riscontrato la totale indisponibilità a confrontarsi con noi per vedere almeno assicurati i diritti minimi dei 400 dipendenti impiegati nei suoi stabilimenti». L’azienda comasca, nata nel 1964 e diffusasi capillarmente nel nord Italia, conta oggi 43 ipermercati, ben tre dei quali appunto insediati nel Ferrarese.

            A fronte di ripetuti tentativi, miseramente falliti, di cercare un confronto, i sindacati hanno deciso di disdire e ritirare le firme dell’accordo d’avvio di esercizio, firmato il 30 aprile 2003, con il gruppo Bennet. L’accordo prevedeva la possibilità da parte dell’azienda di usufruire di particolari agevolazioni e flessibilità nell’assunzione di personale nelle nuove realtà produttive di Cento e Comacchio rispettando, in ogni caso, quanto stabilito nel contratto collettivo nazionale del commercio in merito ai diritti individuali e collettivi del personale. «E invece questi accordi – lamenta Attanasio Jairo Luis di Fisascat – non solo non hanno avuto seguito, ma hanno anzi visto l’azienda negare il nostro ruolo di interlocutore tranne in casi di comodo, come appunto in sede di firma dell’accordo di avvio di esercizio».

              Una sottoscrizione dalla quale i sindacati ora si tirano indietro. Un gesto forte per porre all’attenzione generale una situazione «scandalosa e diventata ormai insostenibile».

                «Anche a livello nazionale – punta il dito Zattoni – si riscontrano comportamenti analoghi da parte dell’azienda (il gruppo infatti è già stato condannato dai tribunali di Alessandria e Casale Monferrato a risarcire i danni provocati ad alcuni dipendenti), peculiarità che non si avvertono in aziende concorrenti. Crediamo invece che la competizione tra imprese non si debba scaricare sul costo del personale. Siamo disposti a ragionare sulla flessibilità, ma all’interno delle regole. Siamo tornati indietro di trent’anni, sembra di avere a che fare con il vecchio padronato».

                  «Sono già una decina le vertenze aperte nei confronti dell’azienda, ma molte di più sono quelle potenziali che per paura vengono sottaciute – avverte Davide Finchi di Filcams -. Chiediamo ai dipendenti Bennet di rompere le catene di omertà sotto le quali sono costretti a vivere. Tutto questo non può accadere in un territorio che ha tradizioni di uguaglianza e solidarietà come il nostro».