«Fermiamo le pietre», sit-in per Sakineh

03/09/2010

Se c’è una cosa che può aiutarla nella cella dove i suoi carcerieri mettono in scena finte esecuzioni per non lasciarle altra vita che il terrore, è che il suo nome continui ad essere pronunciato ad alta voce. «Fermiamo le pietre, salviamo Sakineh». Nascono alla spicciolata, ma si moltiplicano anche in Italia le manifestazioni di solidarietà con la donna iraniana condannata alla lapidazione perché adultera. Suo figlio ha chiesto all’opinione pubblica internazionale di non far calare il silenzio. E ieri davanti all’ambasciata iraniana a Roma si è tenuto un sit-in multicolore, dalla parte di Sakineh. «Ecco la democrazia in Iran: pietre, prigioni, censura», c’è scritto sui poster. Un manichino velato in ginocchio, insanguinato e bersagliato di pietre. Promossa «in poche ore» su iniziativa del verde Angelo Bonelli, la manifestazione ha trovato l’adesione del Pd, di Rifondazione, Sel e Italia dei valori. C’è Paolo Ferrero e il presidente della comunità ebraica Riccardo Pacifici. C’è un gruppo di musulmani moderati e c’è anche Daniela Santanché, a nome del governo. Tocca a lei la contestazione di una battuta: «Ma tu rappresenti lo stesso governo che appoggia Gheddafi il dittatore?». Perché i diritti umani, questo ripetono al sit-in, non si rispettano a corrente alternata. Bonelli lancia un appello a Frattini per «organizzare una missione internazionale a Teheran» per salvare Sakineh.«Non appoggiate più questo regime», dice Mariam, rifugiata iraniana.
Al Campidoglio il sindaco di Roma espone una gigantografia di Sakineh. E Alemanno incappa in una gaffe: «Non è pensabile – dice – che una giovane donna per un reato minore venga lapidata». Due errori in una frase, perché l’adulterio non è un crimine e perché l’orrore non sarebbe minore se anche Sakineh fosse stata condannata per un crimine di sangue. Fioccano le critiche, mentre si allunga la lista delle adesioni ad un appello lanciato dall’agenzia Aki del gruppo Adnkronos. Ha firmato anche Totti.