«Fermiamo il mostro Bolkestein»

17/01/2005





 
   
Sabato15 Gennaio 2005


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LAVORO
«Fermiamo il mostro Bolkestein»
Al via la campagna italiana contro la direttiva che attacca il welfare dei paesi Ue
Una miriade di movimenti, partiti, sindacati e giornali tutti uniti contro una normativa ispirata a un liberismo selvaggio e a una restrizione dei diritti e delle tutele per i lavoratori della nuova Unione a 25


GIANNI DEL VECCHIO

«Stop Bolkestein! Stop Gats! Un’altra Europa è necessaria». Questo il nome della campagna nazionale che ieri è stata lanciata da una serie di movimenti e partiti politici per chiedere il ritiro immediato di quella direttiva, ora allo studio del parlamento europeo, che rischia di smantellare lo stato sociale dei paesi dell’Unione. Fra i numerosi sottoscrittori, vi sono movimenti (come Attac Italia, Arci, Forum ambientalista per citarne solo alcuni), sindacati (alcune categorie della Cgil), giornali (fra cui Manifesto, Carta e Liberazione) e partiti politici (Prc, Pdci, Verdi e sinistra Ds). La campagna italiana di sensibilizzazione e informazione si innesta su quella già in corso in Europa, che sfocerà nella manifestazione del 19 marzo a Bruxelles lanciata dal Forum sociale europeo contro l’Europa liberista nonché in centinaia di iniziative dal 10 al 16 aprile, all’interno della «Settimana di azione globale» indetta dal Forum sociale mondiale di Mumbay. L’opera di informazione e mobilitazione si avvarrà dell’ausilio del sito www.stopbolkestein.it che, nelle intenzione dei promotori, punta a diventare presto il punto di riferimento di tutti coloro che vorranno aderire all’iniziativa. La campagna si è resa necessaria per il fatto che la direttiva Bolkestein è tanto pericolosa per il welfare dei paesi europei quanto poco conosciuta al grande pubblico. Per Marco Bersani di Attac, tale direttiva è da contrastare con tutti i mezzi possibili principalmente per due ragioni. «Prima di tutto, essa si prefigge – spiega Bersani – di aprire alla libera concorrenza e alla privatizzazione tutte le attività di servizio, sia pubbliche che private. Dalle attività logistiche di una qualunque impresa privata a servizi pubblici, come sanità e istruzione». Un liberismo selvaggio che però ha un preciso fine: quello di rafforzare le politiche liberiste dell’Unione europea all’interno del Gats (l’accordo generale sul commercio dei servizi in sede Wto), in modo da «costringere» gli altri paesi (soprattutto quelli poveri) ad adottare una simile impostazione economica.

La seconda ragione riguarda uno degli effetti micidiali di tale direttiva: la destrutturazione dei diritti del lavoro nell’Unione. La normativa infatti stabilisce il «principio del paese d’origine» ovvero prevede che un prestatore di servizi sia esclusivamente sottoposto alla legge del paese dove ha sede legale e non più alla legge del paese dove fornisce il servizio. In tal modo, un’impresa italiana, ad esempio, potrà continuare a operare nel nostro paese spostando la sede legale in uno stato che abbia una legislazione lavoristica e sindacale più «favorevole», come, ad esempio, i paesi nuovi entranti dell’Est Europa. Legislazione che sarà poi automaticamente applicata a tutti i suoi dipendenti. Quindi, il rischio di dumping sociale e di una spinta al ribasso delle tutele e garanzie sindacali per i lavoratori europei è uno spettro che diventa sempre più reale.

Tanto che Pietro Folena, deputato diessino, definisce l’opera dell’ex commissario alla concorrenza olandese come uno dei perni «di una rivoluzione liberista, di destra, che ha un carattere di rottura con le precedenti politiche comunitarie». Per questo motivo, secondo Folena, c’è bisogno «di dare una dimensione estremamente popolare alla campagna, facendo di Bolkestein un personaggio noto, ovviamente in negativo».