Federturismo: «La legge-quadro va salvata»

17/12/2001

Il Sole 24 ORE.com







    Abete (Federturismo) denuncia il pericolo di uno stallo dopo lo scontro istituzionale Stato-Regioni

    «La legge-quadro va salvata»
    Servono 200 milioni di euro per consentire a tour operator e agenzie di viaggio di superare la crisi
    ROMA – «I flussi sono in calo, c’è un impoverimento complessivo. È vero che la crisi porta anche qualche vantaggio a destinazioni come montagna o piccole città, ma il turismo è davvero in difficoltà, a cominciare da tour operator e agenzie di viaggio, e per risollevarlo serve un intervento di circa 200 milioni di euro. Non è certo molto, per un’industria che fattura 150mila miliardi di lire, circa 75 miliardi di euro». Giancarlo Abete non ha perso le speranze: malgrado la disponibilità del ministro competente (Marzano) si sia scontrata con «un problema di «compatibilità complessiva», il presidente di Federturismo/Confindustria ritiene ancora possibile un rush finale. Ma c’è anche un problema di certezze. «Decreto legge o Finanziaria, oggi sì domani no, qui si naviga a vista – sottolinea – sapere che un sostegno c’è oppure no, aiuta a fare la programmazione». Nella lista degli operatori colpiti dalla crisi sono state inserite categorie che non avevano alcun motivo di chiedere un aiuto pubblico. Non crede che questo sia stato un errore strategico? Mi sembra di poter dire che per quanto riguarda noi abbiamo evidenziato con grande chiarezza le categorie colpite, ma è vero che le generalizzazioni sono controproducenti, la richiesta complessiva perde di peso. Intanto, l’occupazione dà segnali di cedimento? Certo, il problema è che il settore è molto frammentato, gli 1,5 milioni di addetti sono la sommatoria di tante piccole imprese che singolarmente non determinano un "problema sociale". Ma gli effetti non vanno sottovalutati perché ci sono, a cominciare da tutti quei contratti a termine e di formazione lavoro che già non sono stati rinnovati. Anche questa è occupazione vera, non dimentichiamolo. In una situazione così difficile, si innesca un problema di competenze che anziché chiarirsi si ingarbuglia sempre più. Le linee guida della nuova legge quadro dovrebbero già esistere, il ministero delle Attività produttive ci stava lavorando sopra, ma dopo il referendum costituzionale le Regioni hanno assunto una posizione più rigida, perché rivendicano una titolarità diretta sulla materia. E adesso tutto è fermo. Allora la nuova legge è da buttar via prima ancora di cominciare a usarla? Dobbiamo aspettare l’esito degli incontri tra gli assessori regionali. Mi sembra però che ci sia la disponibilità a cercare una soluzione equilibrata, lasciando al Governo delle prerogative "leggere", che non vengano considerate troppo "invasive" da parte delle Regioni. Il problema però è quello di evitare il rischio di un neo-centralismo regionale che sostituisca l’indirizzo e il coordinamento nazionale. Perché? Sicurezza, infrastrutture, beni culturali: lo Stato c’è, non si può fare finta di niente, ha un suo ruolo. Basti pensare a quel che è successo dopo l’11 settembre: le singole Regioni non possono certo fare tutto. E ora a cosa si va incontro? Bisogna evitare che a 18 anni dalla vecchia legge quadro si prospetti un vero e proprio stallo istituzionale. Noi facciamo la nostra parte per evitare che questo accada. Ma è necessaria molta attenzione, anche perché nel mondo del turismo c’è dinamismo, a cominciare dai sistemi turistici locali che vanno alimentati e modulati, ma non soffocati, bilanciandoli con un giusto ruolo di Stato e Regioni. Solo così sarà possibile innescare un vero circolo virtuoso.
    Martino Cavalli
    Domenica 16 Dicembre 2001
 
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